Una come te

“Una come te” è nato per gioco, per allegria, per amicizia, per sfida.

In occasione di una festa di carnevale di qualche anno fa il cui tema era “Cinema anni 50”, io e la mia amica Maria Carmela, scegliemmo di mascherarci rispettivamente da Rita Hayworth e da Marlene Dietrich. Al di là del divertimento della festa in sé, ciò che ci appassionò fu la fase precedente; lo studio del personaggio, la ricerca dei costumi, il trucco, l’interpretazione.

Fu un po’ come tornare bambine, quando si giocava ad attrici e principesse e bastava poco per sentirci bellissime ed irraggiungibili e questa cosa ci lasciò la voglia di riprovare quelle sensazioni infantili passate, cercando di coniugarle però con ciò che, nel frattempo, eravamo diventate.

Parlando tra di noi ci venne l’idea di coinvolgere altre donne, mantenendo, da un lato, l’aspetto ludico e leggero, dall’altro soffermandoci sulle varie sfumature del mondo muliebre attuale, osservato dietro la lente d’ingrandimento delle responsabilità lavorative, familiari, sociali in modo da dare dei contenuti al gioco originale. Così abbiamo individuato poco più di venticinque donne dalle diverse caratteristiche fisiche e professionali, dai 35 agli 84 anni, che oltre ad aver voglia di mettersi in gioco, avessero anche qualcosa da dire, da raccontare, dopo essersi scontrate con le asperità della vita, con la banalità del quotidiano o con le difficoltà dello straordinario.

Ed è stato così che è nata l’idea di raccontare la storia del cinema assegnando a ciascuna, un’attrice da interpretare, un ruolo in cui calarsi, che facesse da contraltare alla realtà di tutti giorni, alla fatica del lavoro: da una parte il sogno dall’altra la quotidianità; da una parte le dive dall’altra le lavoratrici.

Il risultato è stato sorprendente.

Ciò che mi ha incantato all’inizio è stato l’entusiasmo delle partecipanti; tutte, chi più chi meno, si sono lasciate catturare dalla voglia di leggerezza e dall’ironia del progetto, dalla complicità femminile nel recuperare abiti ed accessori e dall’opportunità di sentirsi  “star”, anche  solo per poche ore. Poi, piano piano, ho scoperto l’altro aspetto dell’iniziativa, quello più intimo ed indiretto che mi ha permesso di godere di un osservatorio privilegiato nell’esaminare le diverse sfaccettature dell’animo femminile, così denso di emozioni e sacrifici, cicatrici e dolore ma anche di forza, pazienza e speranza.

Con la stessa generosità con cui si sono offerte all’obiettivo di Maria Carmela, ciascuna delle donne coinvolte, infatti, ha accettato di raccontarmi un pezzetto di sé, regalandomi momenti indimenticabili e stupefacenti, spesso catartici, a volte duri e faticosi da elaborare.  Da tutte queste donne ho imparato qualcosa; certo qualcuna mi ha coinvolto più di altre, con qualcun’altra ho stretto un rapporto più intenso, più forte ma la vera vittoria è stata la nascita di un’autentica rete femminile di rapporti, di relazioni, di solidarietà e questo non è né può essere un risultato scontato.

Personalmente sono stanca di ascoltare periodicamente chi, di volta in volta, favoleggia di misure a favore della famiglia, chi si riempie la bocca incensando le donne, nel tentativo di convincerci che non c’è bisogno delle quote rosa, chi si tappa occhi ed orecchie davanti alle discriminazioni di genere, di qualsiasi natura. Sono stanca di lavorare come e più di un uomo guadagnando meno di un uomo, sono nauseata dall’ottusità di chi, pur consapevole di questi fatti, applica gli stessi Studi di Settori sia agli uomini che le donne, secondo un sistema che oltre ad impedirti di “scaricare” le spese di colf, babysitter e ludoteche, ti “fa l’accertamento” se, nell’anno che hai avuto un figlio, non sei stata “congrua e coerente.”

Ma sapete che c’è? che sono altrettanto stanca di essere indignata, delusa, inorridita di fronte alle tante piccole grandi mancanze a danno delle donne, dei continui femminicidi, del nuovo sport di sfregiare con l’acido il volto delle ragazze che hanno il torto di rifiutare gli spasimanti, gli ex mariti, gli ex amanti.

E allora, forse è giunto il momento di cambiare rotta, di provare a cambiare le cose partendo da quelle più piccole, per esempio insegnando ai nostri figli maschi a collaborare nei lavori domestici  ed alle nostre figlie femmine a fare squadra per raggiungere l’obiettivo, perché i grandi risultati sono spesso frutto di tante piccole infinitesime rivoluzioni.

Non sfogliate queste pagine cercando di trovare consigli per essere più glamour: non li troverete! né ricette preconfezionate per riuscire nella vita: non pervenute! né formule magiche per conciliare tutto e sopravvivere: sono troppe.. impossibili da trascrivere! Sfogliatele piuttosto guardando a ciò che si può fare quando la fantasia si coniuga con il coraggio.

In questo progetto troverete piuttosto la storia di un’amicizia che attraverso il codice di un doppio binario è riuscita a coinvolgere in un gioco poco più di venticinque donne costruendo dal niente qualcosa che prima non c’era: una rete di relazioni di donne per le donne.

 

ARCHETIPOMonica Murru, 45 anni avvocato, nuorese. madre di due ragazzi ( 12 e 8 anni).  Lavora da sola nel suo studio legale dove si occupa sia di diritto civile che di diritto penale. Ama la libera professione sia perchè le permette appunto di essere libera sia perchè le consente di avere un osservatorio privilegiato dell’essere umano.

Maria Carmela Folchetti, 46 anni, fotografa, nuorese, madre di un bambino di 8 anni. Figlia d’arte, suo padre era un fotografo, ha aperto il suo Studio fotografico nel centro storico di Nuoro. Dopo gli studi specialistici a Milano è infatti tornata nella sua città dove ha iniziato con la gavetta dei matrimoni, dei battesimi, fino a passare ad attività più complesse ed impegnative. Da anni si occupa di documentare con le immagini le tradizioni dell’isole, vuoi che si tratti del carnevale, dei riti sacri, delle feste religiose  o delle sagre alimentari.

La loro amicizia iniziata nel 2002 si è consolidata con la progettazione, lavorazione e realizzazione di Una come te.