Telefono Rosa, il mio impegno e il mio invito a denunciare!

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Mi chiamo Ida Giuffrida ho 44 anni e sono un avvocato che si occupa di diritto di Famiglia.

Dal 1998 faccio parte dell’Associazione nazionale volontarie del Telefono Rosa Onlus che si occupa di violenza contro le donne.

La mia professione, che mi appassiona e che concepisco, purtroppo o per fortuna (ancora non mi è ben chiaro) come una missione, nasce in realtà da una “imposizione” familiare nel senso che, scelto automamente di iscrivermi alla facoltà di Giurisprudenza, dopo qualche esame mi accorsi che non mi piaceva, e comunicai alla mia famiglia di voler cambiare facoltà per iscrivermi a psicologia. La notizia non fu accolta bene dai miei genitori e, per non dispiacerli, arrivammo ad un accordo: avrei terminato il corso universitario conseguendo la laurea in Giurisprudenza ma mi sarei poi iscritta alla facoltà di psicologia. Non avrei mai fatto l’avvocato, sentenziai con loro.

Come invece spesso accade nella vita, conseguita la laurea con discussione della tesi in una materia – diritto di famiglia – che mi appassionò, ebbi la fortuna di entrare per il tirocinio in uno studio di due professionisti, Avv. Carlo Martino e la moglie avv. Romilda Bottiglieri, che oltre che di straordinaria competenza e professionalità, avevano una sensibilità e mostravano una passione per la professione nelle quali mi sono immediatamente ritrovata. Sono stata accolta, ben oltre ogni aspettativa, come una figlia (nonostante ne avessero ben 7 di figli) e mi hanno, con dedizione e umanità, introdotto alla professione in un ambito che non è per nulla, come sembrerebbe, di facile gestione.

Non a caso, da aspirante e mancata psicologa, l’aspetto che più mi piace e, allo stesso tempo, mi affatica di questa materia (diritto di famiglia) è quello umano, il rapporto stretto (a volte troppo: chiamate continue a orari impossibili e sfoghi incontrollati da gestire) che si instaura con il cliente. In una causa di diritto di famiglia non è in gioco solo l’aspetto economico ma il vissuto di una persona, il fallimento del proprio investimento emotivo in un rapporto, e il futuro assetto dell’intera famiglia, figli compresi, quindi è evidente che per gestire una situazione di questo tipo ( e non finire di farsi gestire dal cliente assecondandone ogni richiesta o pretesa) si debba necessariamente creare empatia reciproca, condivisione della “strategia difensiva” e ci voglia sensibilità, competenza ma anche determinazione e costanza. Se poi, nel contesto familiare c’è, al di là della crisi seppur in un clima teso ed esasperato, anche una situazione di violenza, il tutto assume aspetti esponenziali ben diversi.

Proprio per questo l’esperienza maturata nel centro antiviolenza del Telefono Rosa è stata ed è quotidinamente una sfida che mi arrichisce umanamente e professionalmente perché mi pone a confronto di situazioni davvero difficili nelle quali la professione si traduce davvero in pieno in una vera e propria missione.

Non sono quindi evidentemente un avvocato “di grido”, un principe del Foro, e non ne ho del resto l’ambizione, mi preme solo fare bene il mio lavoro e ci metto tutta la passione possibile che a volte, per gli esiti, ne rimane frustrata, ma altre volte, invece, la soddisfazione che ne ricevo non ha pari.

Mi muove l’illusione e la speranza di riuscire con la professione a far stare meglio una famiglia, specie quando ci sono figli minori, e in contesti di violenza a mettere al riparo la donna e i propri figli da situazioni insostenibili, ridando loro serenità e stabilità.

La maggior parte quindi dei miei patrocini sono gratuiti ( o come si dice a Spese dello stato)

Quello che più mi offende però è riscontrare spesso che le persone che si affidano a me con il Patrocinio a spese dello Stato nutrono il pregiudizio che, siccome non mi pagano, io possa lavorare con meno scrupolo, e la cosa mi imbestialisce non poco. La difficoltà maggiore nel mio lavoro è mantenere comunque una certa distanza emotiva dalla situazione di cui mi occupo, perché se mi facessi coinvolgere oltre misura (il che, confesso, a volte capita perché non sopporto le ingiustizie e mi accaloro) non riuscirei più a mantenere quella lucidità che, mancando alla parte che rappresento in quanto emotivamente e direttamente coinvolta nella vicenda, è assolutamente necessaria nel legale che assiste una parte.

Ciò che invece reputo essenziale nello svolgimento di una pratica di diritto di famiglia ove ci sono figli minori è che il legale, al di là della difesa che svolge nell’interesse della parte che rappresenta, non distolga mai lo sguardo dall’interesse della prole minore coinvolta, e questo evita, per esempio, di accondiscendere a qualsivoglia richiesta del proprio assistito che con coincida con l’interesse del minore. Ci vuole un’etica professionale maggiore in questa materia e, dato che spesso la coppia in crisi è talmente in conflitto da strumentalizzare e coinvolgere inappropriatamente anche i figli, occorre che il legale ponga un preciso paletto a tutela degli stessi minori.

Non sono una che si lascia gestire dal cliente, paghi o meno, illustro quello che è a mio avviso lecito o meno chiedere e, se non piace o non ci troviamo d’accordo con il cliente, non lo assisto perché non intendo abdicare alla concezione che ho della mia professione e mi sta più a cuore mantenere una coerenza e correttezza professionale anche di fronte ai magistrati con i quali quotidianamente mi confronto, piuttosto che guadagnare qualche soldo in più. La maggior parte dei miei assistiti è costituita da donne per l’attività di consulenza nell’Associazione antiviolenza ma non disdegno di rappresentare anche quegli uomini che si rivolgono a me quando viene loro negato il diritto di partecipare alla crescita dei figli.

Il fenomeno della violenza contro le donne è per me da tempo pane quotidiano ed il Telefono Rosa si batte da decenni in questo ambito con scrupolo, competenza e determinazione.

La Presidente, Maria Gabriella Cernieri Moscatelli e la Vice presidente, Paola Lattes, si scontrano ogni giorno con mille difficoltà, dal taglio sempre più massiccio dei fondi a proposte legislative che sembrano orientate nel senso contrario al contrasto del fenomeno della violenza, ma non si risparmiano mai, facendo sentire la propria voce, a volte di indignazione, altre di ringraziamento, pur di dare un apporto concreto e costruttivo.

Nel corso degli ultimi anni sono di certo aumentate le denuncie ma a questo purtroppo non ha poi fatto riscontro una efficace ed immmediata tutela ma piuttosto si è incrementato il fenomeno del femminicidio e figlicidio.

Dopo che per anni il Telefono Rosa ha invitato ed invita ed esorta tuttora le donne a denunciare, lavorando anche ad importanti progetti per creare attorno a loro una rete di sostegno che le porti fuori dal contesto violento, e penso alla Legge sullo Stalking, alle case rifugio gestite dall’Associazione, al numero di pubblica utilità il 1522 gestito dall’associazione, accade purtroppo che alle denuncie non facciano seguito – laddove necessario ed urgente –misure cautelari di protezione, i processi si dilunghino ben oltre i tempi necessari all’accertamento della verità, vengano applicate pene lievi in casi che invece richiederebbero una severa condanna e venga addiritttura permesso al persecutore di cavarsela con un risarcimento economico in caso di reato di stalking.

Tante cose sono state fatte e sono migliorate nel contrasto del fenomeno della violenza contro le donne ma c’è ancora molto da fare sia in termini di prevenzione che di cura. Rivolgo quindi a tutte le donne che sono in difficoltà l’invito a chiamare il 1522 per ricevere informazioni utili e le operatrici le potranno così indirizzare in uno dei centri antiviolenza per avere supporto legale e psicologico, gratuiti,ed avviare così un percorso volto ad uscire dal contesto di violenza in cui si trovano.

 

Ida Giuffrida nata a Roma il 30 aprile 1973, sposata con due figli di 7 e 5 anni. Vive e lavora a Roma ove svolge la professione di avvocato civilista. Laureata all’Università la Sapienza di Roma presso la facolta di Giurisprudenza con 100/110 nell’anno 1997 con un tesi in “Sentenze ecclesiatiche di nullità del matrimonio e sentenze civili di divorzio”, si occupa esclusivamente di diritto di famiglia sin dai tempi del tirocinio legale, avviato in uno studio di professionisti, Avv. Carlo Martino (avvocato familiarista e rotale) e avv. Romilda Bottiglieri (avvocato familiarista, giudice onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Roma) ove ha collaborato per circa 13 anni sino all’anno 2011. Terminata la collaborazione con detto studio legale, chiuso dopo che sono venuti a mancare i due titolari, ha continuato la propria attività professionale per conto proprio ed ha attualmente il proprio studio in Roma, Via Romeo Romei n. 27. Sin dal 1998 ancor prima dell’abilitazione legale conseguita nell’anno 2004 ha svolto contestuale tirocinio nell’associazione Nazionale Volontarie del Telefono Rosa Onlus ove tuttora presta la propria attività a titolo gratuito come consulente legale nel turno del lunedì mattina e collaborando anche nei diversi progetti di volta in volta gestiti dall’Associazione, quali la formazione nelle scuole e i corsi di aggiornamento legale per le volontarie dell’associazione.

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