Michaela Bellisario: “si ricomincia sempre.”

michaela bellisario

Quando mi chiedono perché ho voluto scrivere un libro su mia figlia, Parlami di Lei (Cairo editore, 15 euro, 288pp), la risposta che mi arriva dal cuore è sempre la stessa: la sua storia mi scoppiava dentro, avevo bisogno di raccontarla e farla sentire viva almeno nelle mie parole.

Carolina è nata una sera d’estate del luglio 2011 ed è morta venti ore dopo per complicazioni batteriche. Quella sera ha segnato uno spartiacque nella mia vita. C’è una Michaela prima del 14 luglio e ce n’è una dopo. Non c’è una cesura o un taglio netto, c’è piuttosto un’evoluzione di quel che ero e quel che sono adesso. Allora ero una mamma quarantenne, una giornalista affermata in una testata importante, una donna felice con il suo uomo, venivo spedita a fare interviste in tutto il mondo, forse ero fin troppo definita con il mio ruolo. Adesso sono altro, sono una donna che si guarda dentro prima di tutto.

Quella notte sono finita in coma per un’emorragia post partum, Carolina è finita in Terapia intensiva in lotta tra la vita e la morte. Non l’ho vista venire al mondo, non l’ho vista morire. L’unico testimone delle sue venti ore di vita è stato mio marito, che nel libro si chiama Andrea.

Per mesi non siamo riusciti a parlarne, lui aveva visto tutto, io lo avevo vissuto. Il lutto e la sua elaborazione sono stati un tour de force di sofferenza, di dolore e frustrazione. Ma oggi, posso dirlo, sono stati pure un esercizio di resilienza. Ci sono dovuta passare in mezzo per uscirne.

Dalla mia esperienza sono nati tanti piccoli fiori, ho imparato molto su me stessa, e oggi so che si può essere madre in tanti modi. Ogni volta che si “partorisce” un’idea, un progetto, un’iniziativa si è madri. Ho cambiato tutto nella mia vita, ho cambiato lavoro e sono finita in un’altra testata femminile, mi sono separata dal mio compagno e ne ho sposato un altro, che ha una figlia di cui sono diventata amica e complice; sono diventata buddista, partecipo alla startup di un’associazione artistica, Spazio Alieno, dove ogni nuovo lavoro di un artista diventa creazione allo stato puro. Infine ho creato un blog per quarantenni a margine di un altro mio libro, Glam a 40 anni, che sta incoraggiando tante donne a prendersi cura di se stesse.

Ma il risultato più grande è stato Parlami di lei, conteso all’asta tra le più importanti case editrici italiane. Ho pianto molto durante la stesura del romanzo, ricordare significa riportare a galla emozioni. Ma sentivo di doverlo fare. Forse soprattutto per condividere con il resto del mondo il mio dolore più grande. Queste tragedie si vivono da sole, con il conforto della famiglia, ma non della società. Non c’è tempo, né voglia di fermarsi a piangere su un bambino mai vissuto. Eppure ogni volta che presento il libro da qualche parte si avvicinano persone che mi dicono “Grazie, hai dato un volto anche a mio figlio”. Questa è la soddisfazione più grande. Poter essere d’esempio e d’aiuto a persone che, come me, hanno subito una perdita.

Nella vita succedono eventi senza spiegazioni, in continuazione. L’unica cosa che possiamo fare è cercare ogni volta di sforzarci di carpirne il significato per crescere. Mi piace un passo del romanzo, che forse sintetizza tutto quel che ho imparato, quando Alexandra, la protagonista, a un certo punto, a Rotterdam, dà l’addio davanti al mare a sua figlia Martina alla presenza di un estraneo.

Penso a molte cose in questo momento: alla vita, alla morte, alla vita dopo la morte, al destino, agli addii, agli incontri, alle anime gemelle. Ai ritorni.

James mi intercetta, entra nel mio spazio interiore. Sillaba le parole lentamente.

«Sai, in qualche modo, penso che le nostre esistenze siano fatte di inizi e di conclusioni. Endings and beginnings in lots of ways. Si ricomincia sempre. Forse questo momento è un nuovo inizio per te, ma ancora non lo sai.»

 

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