Maria Rita Parsi: “Conoscere me stessa, per crescere ancora”

maria rita parsi

Maria Rita Parsi, cito il suo ultimo libro “I maschi son cosi. Penelope si è stancata”( Piemme 2016) per chiederle chi è oggi Penelope e perché si è stancata?

La metafora riguarda una figura femminile, Penelope appunto, che nel mito aveva “il comportamento” che nel passato le donne erano solite avere quando gli uomini partivano, per migrare o per la guerra e le lasciavano sole. Penelope, infatti, in attesa del ritorno di Ulisse , si prendeva cura della famiglia ,dei figli, degli anziani e degli animali, tessendo e disfacendo “la tela del tempo”. Vero è poi, che “la donna – madre”, a partire dalla nascita , gestisce il tempo primario e fondamentale di ciascun essere umano. E’, insomma, alle prese con il tempo anzitutto e soprattutto, a partire dalla vita prenatale e fino alla preadolescenza con degli esseri umani che accudisce. Ma oggi, io credo sia arrivato il momento- il tempo, appunto!- per le donne, di superare il modello di Penelope, attraverso la loro affermazione personale e paritaria rispetto agli uomini e, nella famiglia, rispetto ai figli e poi allo studio, alle responsabilità di governo, alla libertà sessuale. Nelle società umane dove tutto questo si è già legalmente e civilmente affermato, l’uomo è stato costretto a fare i conti con la sua “antica” e radicata misoginia. Nel libro, infatti, sottolineo che il controllo della sessualità e del corpo delle donne, quale contenitore della vita che dà vita alle forme della vita, è il vero problema del maschio misogino. E che, da quando i movimenti di emancipazione e liberazione delle donne si sono affermati e hanno determinato il rispetto e la legalizzazione dei  diritti delle donne, primo tra i quali quello di gestire il proprio corpo e la propria sessualità, le cose sono profondamente cambiate.

maria rita parsi

In una sua biografia cita Nietzsche e scrive che per capire il desiderio di distruzione di certe persone bisognerebbe scavare fra le loro macerie interiori. Oggi c’è un desiderio di rivalsa tra le donne?

Qualunque popolo oppresso, com’è in particolare il popolo delle donne, ha un antico desiderio : quello di emanciparsi e liberarsi. Un desiderio che è stato tante volte inibito senza la possibilità per le donne, di esprimersi e di contare, se non nell’ambito famigliare. Così, le donne , molto spesso hanno “governato” proprio in famiglia, sui figli e sulle figlie, facendo “gravare”, anzitutto e soprattutto su di loro, il peso delle frustrazioni, delle delusioni, dei limiti che pregiudizi sociali e abusi psicologici e fisici, culture e religioni misogine hanno, nei secoli, imposto proprio alle donne.

Così, una donna infelice, violata, abusata, repressa, negata, tende a trasformare i propri figli maschi nel “braccio armato” della propria vendetta e le figlie femmine, assai spesso, in “replicanti” del proprio dolore.  Ovvero, in donne represse e depresse. Oppure, al contrario, per reazione e per rivalsa, in ribelli, intenzionate a restituire il corpo e ogni libertà alle donne e a combattere per la loro totale parità con gli uomini .

 Quale deve essere il contributo di ognuna di noi ad una leadership inclusiva?

Il riconoscimento e l’accettazione di ogni diversità, il costume a lavorare, anche in team, valorizzando le competenze di ciascuno e le potenzialità di tutti; la capacità di competere senza guerreggiare, una maggiore produttività per passione ed energia positiva: questi sono i contributi più grandi che le donne potrebbero dare all’affermazione di una leadership inclusiva. Poiché le donne, a mio avviso, sono tendenzialmente “inclusive”. E, assai più degli uomini, sono portate a vivere l’inclusività come accettazione della diversità e come “utilizzo delle risorse umane provenienti da esperienze e studi diversi e, comunque, di genere, orientamenti sessuali, religiosi ed etnie diverse”.

Un consiglio ed un augurio a Maria Rita.

Sono una persona che sta ancora cercando di conoscere se stessa. Per crescere ancora. Spero di continuare, nel tempo, con la stessa voglia di scrivere e di lavorare. Il consiglio a me stessa è quello di mantenere intatta l’energia che sento di avere in questo momento e che vorrei poter sentire e utilizzare, fino alla fine dei miei giorni, per passare il testimone ai miei allievi ma soprattutto alle donne. Infine, auguro a me stessa, come autrice di ben 77 libri, di poter scrivere ancora e ancora non solo saggi ma tanti romanzi gialli. Io considero importantissimi i “social noir” e vorrei pubblicare tanti libri con questo impegno.

 Un consiglio ed un augurio al nuovo LeadingMyself.

Voi fate un lavoro importantissimo poichè create dei punti di riferimento, dei modelli d’intervento, delle piccole e grandi luci che servono come orientamento. Orientare è fondamentale in una società quotidianamente disorientante dove i valori vengono continuamente dimessi o messi in discussione e il mondo virtuale invade e penalizza quello reale.  Pertanto, ogni storia individuale o familiare che abbia come protagonista una donna e il suo rapporto di coppia e familiare, il suo impegno lavorativo e sociale, è una storia significativa ed unica che merita il rispetto d’essere conosciuta e divulgata. E, se è vero che “ogni vita merita un romanzo”, quella di ogni donna merita un romanzo alle radici della vita e del cambiamento.

 

 A cura di Barbara M. @paputtina  

 

Maria Rita Parsi Psicopedagogista, psicoterapeuta, docente, saggista, scrittrice, editorialista, svolge da anni un’intensa attività didattica e di formazione presso università, istituti specializzati, associazioni private. Membro del Comitato ONU per i diritti dei fanciulli e delle fanciulle, ha dato vita alla Fondazione Movimento Bambino ONLUS, per la tutela giuridica e sociale dei minori, per la diffusione dei loro diritti, per la formazione dei formatori e per l’ascolto, l’aiuto e l’assistenza ai minori e alle loro famiglie, in Italia e all’estero. 

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