#innovareinsieme con Tina Rusciano e l’asilo che non c’è

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Daniela era passata a casa di sua figlia un’ora prima del solito quella mattina, nonostante ciò la sua nipotina Maya non aveva accennato neanche un capriccio nel fare colazione. Alla piccola infatti, piaceva da matti andare all’asilo di Palermo, non meno accogliente di quello di Torino, dove sua madre lavorava dal mercoledì al venerdì, sfruttando la formula “Free city” istituita dal MIURSC (Ministro per l’istruzione, l’ Università, la Ricerca e lo Sviluppo Civico) che dal 2048 consentiva l’iscrizione contemporanea in tre diversi asili sul territorio nazionale, di cui uno, per particolari e giustificati motivi lavorativi anche di uno solo dei genitori, poteva eventualmente trovarsi in un altro Paese dell’Unione Europea.

Tra i motivi per cui alla piccola Maya piaceva di più l’asilo siciliano vi era sicuramente la granita che concedevano ai bimbi una volta a settimana da maggio ad ottobre, ma soprattutto il ritrovare la sua bisnonna Luisa, 93 anni di luci negli occhi e frasi in italiano messe in rima con quelle in dialetto, a comporre una lingua singolare ed affascinante per la pronipotina.

Luisa, Alfredo, Rita, Assunta, Carmela, Rosario e Lina erano i nonni, anche se in realtà con 4 generazioni di differenza, di tutti i bambini della scuola, che già con la riforma del 2027 aveva ripreso il nome di “asilo”, perdendo quello di “scuola dell’ infanzia”, a difesa di un posto progettato e costruito per “dare asilo” trasversalmente a più generazioni. I primi esperimenti di integrazione tra gli anziani ospiti di quelle che un tempo venivano chiamate “Case di Riposo” e i bambini, risalivano a circa 20 anni prima, nei vecchi Stati Uniti d’America, ma la “riforma Banchetti” del 2027 e quella “Girelli” del ’48, dettero definitivamente vita agli asili intergenerazionali.

Capitava spesso a Daniela, quando era in quell’asilo, che le tornasse alla mente come era stato difficile gestire la sua di nonna, quando a 78 anni, dopo due anni di episodi segnale, le era stato diagnosticato l’Alzheimer, e con tutti i limiti farmaceutici dell’epoca, si era deciso di tenerla a casa con una badante, scrupolosa e attenta, ma profondamente demotivata quasi su tutto, tranne che per il suo equo compenso. Ma anche stavolta sarebbe stato sbagliato fare un processo alla Storia, in anni in cui l’alternativa all’assistenza domestica era ridotta a Case Albergo per anziani o a Case di Riposo, in entrambi i casi poco più di parcheggi umani. Ci vollero molti anni prima di comprendere che per arginare i due più grandi problemi di rilevanza sociale dell’Italia post Crisi degli anni ’20 del 2000, la strada da seguire potesse essere addirittura la stessa.

O quanto meno si poteva partire dallo stesso luogo! Una grande casa in cui mettere insieme il comparto di popolazione più numeroso con quello più esiguo… ma non era una mera questione di numeri, quanto di interazioni, di stimoli reciproci, di convivenza tra persone con una media di 90 anni vissuti con altri che ne avrebbero avuto almeno altrettanto da vivere. Un incontro tra l’inchiostro indelebile di esperienze consumate e somatizzate, con la carta pura e candida di corpi ricettori con occhi sgranati sul mondo.

Ad unire anelli così distanti in un’unica catena, operatori con competenze pediatriche e geriatriche, psicologi e fisioterapisti, insegnanti, web coach, digital sitter,cuochi, falegnami, pasticceri, sarti e artigiani di diversa natura.

In un’epoca in cui lei stessa sarebbe andata in pensione dal suo ultimo lavoro a 76 anni, a Daniela sembrava che quegli asili fossero una rivisitazione studiata, programmata e curata dell’ infanzia che lei aveva vissuto, ma non a scuola, piuttosto quando vi ritornava, in quei luoghi che non erano confinati solo alla sua cameretta, ma spaziavano dallo studio di casa in cui il padre passava ora dietro improbabili computer, alla cucina della nonna, dal laboratorio di ceramica della madre, al garage pieno di attrezzi del nonno, fino alla lavanderia della zia Tilde. I bambini condividevano tutto con quegli adulti, dal cucinare allo stendere la biancheria al sole, dal fare i dolci a spillare fogli stampati, dall’ ascoltare musica con i cugini più grandi, a pulire il pesce da cucinare con il nonno. Si stava insieme e basta, si ascoltava e si raccontava, e le mani si sporcavano di allegria e fantasia.

Mentre i più avrebbero continuato a dare la colpa al “tempo”, forse sarebbe esistita una possibilità nello spostare l’attenzione sull’ altra variabile: quella dello “spazio”. E in quello “spazio”, non vi era spazio per la nostalgia, era un luogo fatto di sedie a dondolo e dondoli, di passeggini e sedie a ruote, di pannolini e pannoloni, di pappine e pasti, ma soprattutto di esseri umani che stanno insieme e che con l’ unicità propria di ogni stagione della vita, sarebbero riusciti a dare ancora una volta, o per la prima volta nella vita, il loro contributo di felicità e novità al mondo.

 

Tina Rusciano

si laurea in ingegneria edile e architettura nella città in cui nel 1984 è nata, Napoli. Durante gli anni universitari collabora con un geometra, suo padre, e subito dopo la laurea inizia ad occuparsi di fonti rinnovabili e risparmio energetico con il suo ex collega di studi, fondando con lui una società nel 2010 e, due anni dopo, anche una famiglia. Dal 2014 inizia ad occuparsi di progettazione architettonica nel settore ospedaliero. Da partenopea, ama il mare (anche d’inverno), il pesce, la pizza ed il babbà, ma anche trascorrere le domeniche pomeriggio in libreria, passeggiare fino a quando le idee si schiariscono, ascoltare la radio ovunque, andare ai concerti, riempirsi le serate con i video dei live di Vasco Rossi, Dalla e De Gregori, dei vecchi vinili di Lucio Battista, Domenico Modugno e Rino Gaetano. Ha una passione incondizionata per i gatti, ama viaggiare, girare in scooter per la sua città e guardare su Ray Play i programmi di Alberto Angelo. Da piccola sognava di diventare scrittrice, prima di scoprire che la progettazione architettonica potesse essere un modo per immaginare e scrivere una piccola – grande fetta di mondo nuovo.

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