“Il futuro sarà femmina”

Parlare di leadership è come preparare un uovo alla coque: tonnellate di pagine, milioni di ricette e poi viene male lo stesso, troppo cotto o troppo crudo, sempre sbagliato.Ma se devo mettere i miei cinque cents sulla questione, tenderei a semplificare, dicendo che esistono due generi di leadership, la leadership “maschio” e la leadership ” femmina”.

La leadership “maschio” è la più diffusa, si basa sul rispetto della gerarchia, sul riconoscimento di ruoli precisi e ben definiti e sulla asimmetria tra leader e sottoposti che si traduce in autorità (non sempre in autorevolezza). E’ un modello rapido, immediato, assertivo, spesso efficace, ma non ammette la possibilità di errore e critica, pena l’indebolimento della autorità. Quindi alla lunga tende a irrigidirsi, le idee nuove fanno fatica a circolare.Per gli stessi motivi, di solito la leadership “maschio” tende a alimentare strutture “esclusive” (nel senso che escludono) e che facilmente diventano opache: “o con me o contro di me” e “i panni sporchi si lavano in famiglia” sono mantra necessari a nascondere l’errore del leader.

La leadership “maschio” è opaca e convessa.

Al contrario, la leadership “femmina” è collaborativa e consultiva, accogliente e inclusiva e questo facilità la diffusione delle idee. Le gerarchie sono più sfumate e le posizioni più liquide. Per questo genere di leadership l’errore diventa base necessaria per il miglioramento e gestire correttamente l’errore rafforza l’autorevolezza del leader (a prescindere dall’autorità), più della astratta convinzione che l’errore non sia consentito. L’accountability diventa un valore.

La leadership “femmina” è trasparente e concava.

A parte alcuni casi specifici ed estremi, diciamo il comando di una portaerei o di un carro armato sotto il fuoco nemico, la leadership “femmina” dovrebbe essere preferibile, in quanto pur essendo più lenta (il processo decisionale è più lungo), alla fine risulta più rapida nel correggere se stessa, più efficace nel diffondere le nuove idee e, in sostanza, più focalizzata sul processo e sugli obiettivi, rispetto alla leadership “maschio“, troppo concentrata a difendere se stessa.È un vero peccato che invece sia molto più diffusa quest’ultima. In politica come nella maggior parte delle imprese, si tende a privilegiare modelli gerarchici, che alla fine non provano nemmeno a nascondere la loro origine militaresca o familistica/paternalista (che non a caso, sono perfetti esempi di leadership “maschio“).

Peccato, perché il leader “femmina” ha una formidabile qualità, la più importante: adora circondarsi di persone migliori di quanto egli/ella non sia, laddove il leader “maschio” preferisce circondarsi di gregari, comparse, gerarchi e cortigiani per tenere bassa la conflittualità, conflittualità che metterebbe a repentaglio la gerarchia e indebolirebbe l’autorità.

E qui sta il punto: nella società complessa delle reti e del web 2.0, dei social network e della Economia della Conoscenza, le capacità personali da sole non sono più sufficienti: troppe informazioni, troppi collegamenti da gestire e elaborare. Troppo rumore di fondo.E’ in questo scenario che la leadership “maschio” dimostra tutta la sua rigidità. Incasellato in strutture troppo rigide che alla fine lo imprigionano, il leader “maschio” non riesce a definire strategie e politiche efficaci, non è in grado di correggere direzione e tiro con la rapidità necessaria. I suoi sottoposti non sono in grado di aiutarlo. Il leader “maschio” alla fine è un conservatore di se stesso.

E i leader politici o i manager che si circondano di mezze calzette per far meglio risaltare le proprie qualità, i boss che sbattono i pugni sul tavolo e pongono aut-aut per imporre la propria autorità, saranno sempre meno in grado di governare complessità crescenti, informazioni sempre più numerose, problemi sempre più lontani e difficili da risolvere.

Invece è proprio del leader “femmina” costruire un gruppo di “pari”, qualificato e motivato. E tanto più le qualità del gruppo è elevata, tanto più il ruolo del leader appare determinante come orchestratore dei contributi provenienti dal team, in un gioco di confronto e antagonismo il cui risultato è quello di far circolare le idee e governare le dinamiche complesse di un mondo sempre più grande, faticoso e difficile da comprendere.

Insomma, anche se la crisi e i tempi cupi che stiamo vivendo potrebbero far pensare il contrario, “il futuro sarà femmina” e sarà un futuro di comunità da ricostruire, di potenzialità individuali da sviluppare, di idee da mettere a sintesi.

Tempo fa Italo Calvino ebbe a dire “Quando ho più idee degli altri, do agli altri queste idee, se le accettano; e questo è comandare ”.

Ecco, la leadership.

 Luca Padovano  

 

LP

Luca Padovano è ingegnere e si occupa di sistemi informativi, il che è sempre meglio di lavorare.

Nei frequenti casi in cui viene accusato di essere uno che vola troppo alto, poco concreto e insopportabilmente velleitario, lui risponde che sì, grazie, però ha anche qualche difetto.

Ha una moglie, tre figlie e due cani e ciò parrebbe senz’altro condizione necessaria, anche se forse non sufficiente, per dimostrare sensibilità alle problematiche dei sistemi complessi.

luca.padovano@gmail.com