“Il confronto”

Cosa ci piace della diversità di genere? Cosa porta beneficio a tutti e ci fa essere grati alle donne per il contributo che danno a una leadership migliore?

La mia risposta è semplice: dalla diversità di genere viene una spinta quasi inesorabile a uscire da quella che chiamiamo “zona di comfort” ovvero zona di comodità. Cos’è la zona di comfort? Cosa c’entra, poi, con le donne e la leadership?

Ho più volte avuto modo di dire che il cervello degli esseri umani, il nostro cervello, si è formato nel corso di molte migliaia di anni. È ancora lo stesso cervello che ci aiutava, quando vivevamo nelle savane e in piccoli gruppi familiari, a riconoscere il pericolo che ci veniva presentato negli incontri con altri esseri umani o con animali. In quelle circostanze, la nostra priorità era decidere, in una frazione di secondo, se accogliere l’essere vivente che avevamo di fronte, oppure scappare, o infine contrattaccare. Quello che in inglese si chiama “fight or flight” dilemma, il dilemma se combattere (“fight”) o fuggire (“flight”).

Se oggi siamo ancora vivi e non ci siamo estinti è anche una conseguenza di alcuni tratti che il nostro cervello ha sviluppato in queste migliaia di anni.

Ne cito due:

  • il giudizio di impulso, ovvero la capacità del nostro cervello di decidere, in pochi millisecondi e in modo inconsapevole, se la persona che abbiamo di fronte merita una fuga o un attacco (oppure, più semplicemente ma in modo non diverso, se ci sta antipatica o simpatica);
  • il pregiudizio di somiglianza, invece, che ci porta a scegliere in modo inconsapevole persone a noi simili. Questo accade proprio perché il nostro cervello si è formato in molte migliaia di anni nelle quali vivevamo in piccoli gruppi familiari, dove la somiglianza era un criterio che ci permetteva di ridurre il rischio di essere uccisi da animali diversi da noi.

Con il pregiudizio di somiglianza, si è formata anche quella che chiamiamo zona di comfort. Si tratta di un insieme di situazioni e comportamenti, nei quali il nostro cervello si sente comodo, a proprio agio. La zona di comfort è, per l’appunto, comoda, gradevole. Ci sentiamo a nostro agio perché siamo tra persone simili a noi, in luoghi che ci sono familiari, siano luoghi fisici, reali, oppure anche luoghi metaforici, condizioni d’animo.

Allo stesso tempo, tuttavia, rimanere troppo a lungo nella zona di comfort ci impedisce di progredire. Se proviamo uscire dalla zona di comfort, ci pervade, anche se in modo inconsapevole, una paura profonda. È quella stessa paura di morire che avevamo, migliaia di anni fa, di fronte al dilemma se scappare o fuggire.

Quando però riusciamo, anche solo per poco o di poco, a uscire dalla zona di comfort, dopo un disagio iniziale, la nostra zona di comfort mostra una proprietà prodigiosa: si allarga e ci raggiunge di nuovo, cresce insieme a noi. Una volta allargata, ci permette di trovarci a nostro agio in situazioni nuove e diverse, che prima ci facevano paura. Ci fa crescere e imparare nuovi comportamenti e capacità, ci fa raggiungere nuovi obiettivi, ci fa cambiare per il meglio.

Ecco uno straordinario contributo che più donne in posizione di leadership ci dànno. Il nostro cervello, anche quello delle donne, è abituato a vedere uomini in ruoli di leadership. Quando, per fare un esempio oggi semplice da riconoscere, ma una volta difficile da immaginare, grazie alla applicazione della cosiddetta legge Golfo-Mosca, i soci delle aziende italiane pubbliche o quotate si sono visti nella condizione di aprire i loro consigli di amministrazione, sono stati spinti a fare un grande passo fuori dalla zona di comfort e, per vincere la loro paura, hanno cominciato a scegliere le nuove consigliere con criteri professionali, merito e competenza, ben più rigorosi che in precedenza. Si sono poi accorti che le donne così scelte eran migliori, e di molto, di tante persone, in larga parte uomini, scelte in precedenza.

Lo stesso accade in qualsiasi gruppo di persone dove un genere è in larga maggioranza. Introdurre individui del genere meno rappresentato porta tutto il gruppo, dopo uno smarrimento iniziale, ad allargare la propria zona di comfort, a crescere, a imparare comportamenti e capacità nuovi.

Il confronto, lo scambio di punti di vista, fra generi diversi ci aiuta a uscire dalla zona di comfort in molti modi. Quando accade, porta beneficio e frutto per tutti. Impariamo a non averne paura, o, meglio, a convivere con un iniziale senso di smarrimento e a superarlo rapidamente per un cambiamento efficace, positivo e durevole.

Tommaso Arenare

 

tomTommaso Arenare, in Egon Zehnder dal 2004, svolge attività di consulenza ai clienti in materia di valorizzazione della leadership, funzionamento efficace dei Consigli di Amministrazione, CEO succession ed Executive Search, con una specializzazione su banche retail e di investimento. Tommaso si focalizza sui benefici della diversità di genere nella Corporate Governance e nei Consigli di Amministrazione (è un fondatore di «In the Boardroom», corso di formazione non profit leader in Italia destinato ai membri dei consigli di amministrazione, e ha introdotto l’hashtag #diverseboards su Twitter), e aiuta i clienti superare pregiudizi e luoghi comuni inconsapevoli quando si  parla di «carriera». Prima di entrare in Egon Zehnder, Tommaso ha trascorso nove anni nel Corporate & Investment Banking, inizialmente con HSBC a Milano, quindi con Citigroup a Milano e Londra, e, successivamente, nel team di Equity Capital Markets di JP Morgan, con un focus su operazioni di quotazione, aumenti di capitale ed emissioni di obbligazioni convertibili per clienti italiani. Tommaso Arenare ha una laurea con lode in Economia Aziendale dall’Università Bocconi, è dottore commercialista abilitato e revisore dei conti, ed ha un’International Executive Programme di INSEAD. Sposato con Francesca, con due figli, Benedetta (2005) e Riccardo Giorgio (2007).

Il dialogo con Tommaso continua in Open Thingking, il suo blog che si trova su www.tommasoarenare.com,  su twitter (@tommaso_arenare), o sulla sua pagina Egon Zehnder (http://www.egonzehnder.com/consultant/tommaso-arenare.html)