Giornata Internazionale dei Desaparecidos

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Oggi, 30 agosto, è la Giornata Internazionale dei Desaparecidos.

Chi, come noi, è nato negli anni ’70 non può non ricordare le Madri di Plaza de Mayo che, in Argentina, protestavano contro la Dittatura per avere notizie dei loro cari scomparsi.

Arrestati perché accusati di reati politici, i desaparecidos sono quelle persone vittime della cosiddetta “sparizione forzata“. Il fenomeno è salito alla ribata delle cronache tra gli anni ’70 e ’80, quando le dittature militari del sudamerica utilizzarono la “sparizione forzata” sistematicamente, come metodo repressivo contro i loro detrattori.

Con l’andare del tempo, anziché diminuire, però, il fenomeno dei desaparecidos è andato via via diffondendosi in tutto il mondo, dall’Africa all’Oriente, fino in Europa. In Bosnia e Cecenia.

Per questo le Nazioni Unite nel 2010 hanno istituito questa Giornata Mondiale dei Desparecidos. Per non dimenticare una grave violazione dei diritti umani che avviene in tutte le parti del mondo.

I dissidenti, o presunti tali, vengono arrestati e da quel momento di loro non si hanno più notizie. Alcuni, molto pochi, tornano dopo anni, decenni. La maggior parte, però, rimane nell’oblio, torturata e uccisa e sepolta in fosse comuni. Nel frattempo il diritto dei loro famigliari a conoscere la verità, ad avere una tomba su cui piangere, viene calpestato.

Sempre nel 2010, le Nazioni Unite hanno promulgato una convenzione per la protezione di tutte le persone dalle “sparizioni forzate”, ma ancora non tutti gli stati l’hanno recepita nella loro legislazione. Persino in Italia la convenzione è stata recepita solo nel 2015!

Non c’è peggior pena di quella di non sapere, di non conoscere la verità. Fatti che ahnno toccato direttamente noi italiani più da vicino e in tempi più recenti l’agguato a Ilaria Alpi o l’uccisione di Giulio Regeni, devono trovare una soluzione. Per rispetto proprio al diritto delle loro famiglie di sapere.

Se anche tu conoci casi di “sparizioni forzate” che non sono salite alla ribalta della cronaca, scrivici a info@leadingmyself.it e raccontacele. Perché è il silenzio che porta all’oblio.