Daniela Chiru e LSP: quando giocare aiuta a lavorare meglio

Daniela Chiru

“You can discover more about a person in an hour of play than in a year of conversation” – Plato

Chiedermi cosa posso fare diversamente per creare risultati migliori significa scegliere di essere, non accontentarsi di svolgere. Sono Daniela Chiru. Valorizzo il potenziale umano e confido nel potere della relazione come opportunità di apprendimento. Costruire mappe del talento organizzativo, incidere sull’output quanto su cultura aziendale sono degli obiettivi ambiziosi quanto necessari per un HR. Far emergere le competenze, le preferenze cognitive e comportamentali significa liberare il talento individuale nelle sue diverse gradazioni, essere un facilitatore (enabler), un portatore sano di innovazione per le persone, per le organizzazioni.

Un’ azienda passa dal rischio del fallimento a essere dichiarata World Strongest Brand nel 2015. L’ecletticità, il mio desiderio di creare esperienze coinvolgenti e l’attenzione ai risultati in termini di business mi fanno notare la metodologia che salva la LEGO® e costruisce il suo successo. Parliamo di mattoncini che sembrano usciti da uno studio sul colore effettuato dal maestro Vassily Kandinsky.

Tinte pure e primarie si abbinano a forme semplici e simmetriche come un’opera d’arte progettata per sperimentare il mondo con mille agganci diversi.

LEGO® significa gioco e storie per i piccoli, crea interazione e coinvolgimento. Nel 1991 Boje definisce le organizzazioni, dal punto di vista della narrazione, come un sistema di storytelling collettivo in cui la performance delle storie è un mezzo che consente ai propri dipendenti di integrare le memorie individuali con la memoria istituzionale. Nelle aziende, le storie contribuiscono alla produzione, trasformazione e miglioramento delle convinzioni relative all’organizzazione stessa. Conoscerle aiuta le persone a comprendere meglio il contesto in cui operano, a gestire le relazioni al suo interno e certifica la loro appartenenza al gruppo.

Le narrazioni del lavoro arricchiscono la traduzione dal latino labor, ovvero “fatica”, investendola con responsabilità diverse: lavorare è un’attività che richiede competenze comunicative. Nel gioco non puoi non comunicare, hai l’opportunità di abbinare i contenuti alla relazione, osservare la punteggiatura sulle sequenze di comunicazione, studiare i rapporti simmetrici o complementari tra le parti impegnate nella comunicazione. La narrazione integrata ai mattoncini LEGO® fa un ampio uso del costrutto linguistico conosciuto come metafora. I tre elementi della comunicazione efficace: la sintassi (i rapporti tra i simboli), la semantica (il significato dei simboli e delle loro relazioni) e la pragmatica (gli effetti prodotti sui comportamenti) sono fortemente presenti nella metafora del gioco. Sono state lo storytelling, il concetto di hard fun e le metafore a contribuire allo sviluppo strategico del Gruppo LEGO® e a salvarlo dal fallimento. “SERIOUS PLAY®” è il nome che è stato dato al processo. Da HR Specialist cerco sempre soluzioni innovative per le persone, per le imprese, per portare la creatività e l’ispirazione all’interno delle organizzazioni.

Quando ho scoperto LEGO® SERIOUS PLAY® ho capito di aver trovato una tecnica di facilitazione del pensiero, dei processi di comunicazione e decisionali, di problem-solving.

Il metodo è stato creato per cambiare il modo in cui le persone lavorano ed era quello che io cercavo.

Con la metodologia LSP liberiamo l’immaginazione creativa necessaria per sviluppare una strategia di business dinamica basata su un chiaro senso di identità aziendale, rafforziamo la relazione e la contaminazione d’idee, costruiamo un sistema di feedback continuo. Nello sviluppo della funzione HR non possiamo ignorare le modifiche del rapporto persona-organizzazione. Se restiamo in ascolto durante un colloquio di lavoro percepiamo la forte rivendicazione culturale che arriva dai candidati. Portano competenze e richiedono supporto costante in termini di crescita. Lo sguardo dell’azienda invece si concentra sui dati, comportamenti, competenze richieste dalla tecnologia. Il gap da colmare è ovvio, ma lamentarsi mentre lo guardiamo non serve a nulla. Il mio compito è quello di far emergere le aree di sovrapposizione, incrociare i driver, stimolare l’impulso a migliorarsi continuamente.

LEGO® SERIOUS PLAY® mi permette di attivare uno spazio abrasivo dove si creano le idee. Le persone sviluppano degli anticorpi contro il cambiamento e contro l’innovazione tanto quanto le aziende stesse. Dalla mia esperienza è importante far percepire l’importanza delle conoscenze e competenze in nostro possesso, perché cambiare non significa annullarsi. Vedo spesso l’immagine del divano imbottito e tutte le frasi motivazionali su come lasciarlo e buttarsi da un grattacielo. Se la raccontiamo così chi vorrebbe formarsi continuamente o innovare? Con la leggerezza del gioco, “pensando con le dita” mentre costruiamo esperienze ed emozioni basate sulle conoscenze e competenze del passato, creiamo spazi di benessere garantiti, un’analisi degli errori e degli apprendimenti che derivano meno anticorpi (anticambiamento); gestiamo grandi sfide di comunicazione e la narrazione, mettiamo in discussione logiche e status quo con i famosi 5 “perché”.

Credo fermamente di essere chiamata a innovare il passato partendo da cosa è stato fatto bene quanto da cosa è stato fatto male.

Da HR devo comprendere le leve d’ingaggio delle persone per evitare lo sviluppo di anticorpi e rifiuti. La leadership sostenuta dalla facilitazione con LSP ha modo di riconoscere gli innovatori in azienda, quelle persone che si impegnano a raggiungere dei risultati utilizzando il potenziale della tecnologia, che generano un reale impatto sul sistema organizzativo. Identificare i profili delle persone e il rapporto con il cambiamento è essenziale. Ci sono numerose possibilità e test psicometrici per misurare gli stili cognitivi e comportamentali di ciascuno di noi. Gli studi in psicologia e sociologia e le mie ricerche sullo sviluppo delle neuroscienze in relazione con le scienze sociali sono di grande supporto nell’individuazione, con LEGO® SERIOUS PLAY®, degli innovatori nati, degli attendisti (salgono a bordo se una cosa funziona) e degli arrivisti (salgo a bordo ma fammi vedere i benefici). Qualcuno è disposto a mettersi in gioco, qualcuno è capace ma non disponibile, altri si lasciano trascinare dall’assertività dei primi. Dobbiamo valorizzare tutte le persone. Con LSP viaggiamo insieme nell’esperienza organizzativa, il dialogo e la comunicazione passano in primo piano, il collaborative knowledge trasforma le organizzazioni mentre le accompagna verso il successo.

Daniela Chiru

Sono quattro passi basilari che definiscono il metodo:

  • la domanda: presento ai partecipanti una sfida, che non ha una soluzione evidente o esatta;
  • la costruzione: i partecipanti al workshop danno un senso a quello che sanno o immaginano che sia la risposta;
  • lo storytelling con le metafore: i partecipanti raccontano la loro storia appoggiandosi al modello costruito. Il facilitatore certificato effettua domande strategiche e guida le riflessioni. Il metodo sfrutta la capacità umana di immaginare, di descrivere e dare un senso ad una situazione concreta, di dare inizio ad un cambiamento e al miglioramento, oppure alla creazione di qualcosa di radicalmente nuovo. Per questo il ruolo del facilitatore certificato è essenziale, perché deve attivare questo processo introspettivo senza imporre una soluzione o inibire le idee:
  • la riflessione: le domande, le conclusioni e i commenti sono importanti. Umberto Eco diceva che la cultura è quello che rimane quando ci dimentichiamo tutto quello che sappiamo. La cultura aziendale è quello che rimane quando norme e circolari spariscono.

Essere un facilitatore certificato nell’utilizzo della metodologia e dei materiali LEGO® SERIOUS PLAY® mi permette di creare e provare dei sistemi adattativi, immaginare il futuro e identificare i touch points e le soluzioni agli imprevisti. Nei miei workshop costruiamo delle esperienze di strategia in tempo reale per le organizzazioni, valutiamo come si prendono le decisioni, qual è il grado di partecipazione delle persone nel processo decisionale. Attivare stimoli, diminuire i condizionamenti del “non possiamo” o “non vogliamo”, unire informazione e inclusione consentendo alle persone di esprimere il potenziale e trasformarlo in impegno e obiettivi condivisi è un pensiero di grande responsabilità, è il mio WHY. La sfida è sul tavolo.

 

Daniela Chiru sui social:

Linkedin: Daniela Chiru

Twitter: @chiru_daniela