Coding al femminile: il progetto di Reshma Saujani

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È un’avvocato (sì, con l’apostrofo!), ma ha fondato l’associazione Girls Who Code, che si occupa di coding al femminile. Lei è Reshma Saujani e il 5 giugno scorso, durante l’evento di MEET, Meet the Media Guru, ha raccontato la sua storia.

Reshma nasce in Illinois (USA), ma i suoi genitori, di origini indiane, hanno vissuto in Uganda, prima di esserne espulsi. Nei primi anni ’70, infatti, tutti i cittadini Ugandesi di origini asiatiche furono cacciati dal dittatore Idi Amin. Mamma e papà Saujani, ricorda Reshma, erano ingegneri, per questo riuscirono ad approdare negli Stati Uniti senza troppe difficoltà.

Questo ha segnato di sicuro il suo approccio alla vita. La sua indole l’ha portata a diventare avvocato, a seguire la carriera politica, fino a candidarsi per il Congresso degli Stati Uniti (prima donna Indiano-Americana) nel 2010. La sconfitta l’ha segnata davvero, ma l’ha anche indotta a interrogarsi. Ha cominciato a cercare di capire cosa fosse davvero importante fare per aiutare la gente e cosa potesse fare lei per raggiungre i propri obiettivi.

Durante la sua campagna elettorale era venuta in contatto con tante persone e si era resa conto che, spesso, è proprio la fiducia in se stesse che manca alle donne. Prendiamo un annuncio di lavoro: se un uomo ha anche solo la metà delle caratteristiche richieste, manda il curriculum. Una donna, invece, lo fa solo se ritiene di avere praticamente tutte le caratteristiche ricercate.

Questo perché le donne sono educate a “non osare”, a non superare i propri limiti. Cosa che, invece, gli uomini fanno quotidianamente. Magari sbagliando, magari ricominciando mille e mille volte, ma senza mai perdersi d’animo.

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In quest’ottica Reshma si è resa conto che saper programmare avrebbe potuto educare le donne ad alimentare la propria autosima, a farle provare, magari anche sbagliare, ma di sicuro a non mollare mai, ad arrivare ad un obiettivo concreto.

Nasce così Girls Who Code, il progetto di Reshma per insegnare il coding alle ragazze.

Questo progetto no-profit punta a dare alle partecipanti non solo le stesse possibilità dei ragazzi in campo informatico, ma ad insegnare loro ad essere più sicure delle proprie capacità.

Non tutte hanno intrapreso il percorso di Girls Who Code per diventare esperte programmatrici, però. Molte di loro si occupano di tutt’altro, ma si sono rese conto di come ormai la vita di tutti i giorni non possa prescindere dalla programmazione e dalla conoscenza della tecnologia. Ecco come una studentessa di medicina ha messo a frutto quanto imparato col progetto di Reshma per individuare in modo automatico i segnali di un cancro già al primissimo stadio. O come ragazze bullizzate e abusate abbiano realizzato un’applicazione per combattere il sessismo e il bullismo. O come, ancora, ci sia chi abbia relizzato un programma che serve a promuovere l’integrazione degli immigrati.

L’insegnamento di Reshma, in definitiva, è quello di credere in noi stesse e non perdere il contatto col mondo, quello degli uomini! Oggi tutte noi veniamo in contatto con strumenti tecnologici sofisticati: conoscerne il funzionamento e saperlo anche modificare ci avvicina senz’altro sempre di più all’emancipazione e alla parità vera …e ci dà una nuova visione di noi stesse nel mondo!

Hai anche tu una storia di coding ed emancipazione da raccontarci? Scrivi a info@leadingmyself.it