Stefania Bonelli: la curiosità senza confini

Stefania Bonelli

Vivere in un paesino di campagna nel pavese ha sempre ostacolato l’esplorazione del mondo e delle diversità. Qua tutti conoscono tutti, tutti sanno tutto di tutti. È difficile distinguersi dai coetanei. Spesso prevalgono le ribellioni adolescenziali punk o rock.

Io, però, avevo altre idee. Preferivo viaggiare con la fantasia e finivo con tanti “perché” cui non sapevo rispondere. La mia curiosità era incolmabile. Le continue domande su qualsiasi argomento annoiavano e a volte spaventavano le persone intorno a me.

Così ho deciso di trovare un pretesto per poter conoscere qualcosa di così nuovo da essere legittimata a chiedere cose incredibili. Ho scelto di lasciare la mia cultura d’origine e scoprire quanti più dettagli potessi del paese che mi avrebbe ospitato.

A 17 anni ho intrapreso l’esperienza che ha cambiato per sempre la mia vita.

Ho vinto una borsa di studio offerta da Intercultura per studiare un anno in Ecuador, precisamente a Guaranda, una piccola città di abitanti indigeni a 2800 metri sulle Ande.

L’accoglienza e la disponibilità degli ecuadoriani è stata ben confermata dalla mia famiglia ospitante che comprendeva mia mamma Maria e mia sorella Alejandra. Fin da subito sono stata presentata ad amici e vicini come “mia figlia italiana” e soprattutto ho trovato due persone fantastiche disposte a rispondere a tutte le mie assillanti domande!

Grazie a loro ho capito molto della cultura equadoriana e mi hanno aiutato a conoscere meglio me stessa e mettere in dubbio il ruolo di figlia anche a livello italiano. Hanno testato la mia pazienza e temprato la mia forza di volontà grazie agli insegnamenti positivi e negativi, grazie alle liti e ai chiarimenti.

La famiglia è stata per me la sfida più grande.

Entrare e riuscire a rompere i meccanismi già consolidati di unione mamma-figlia creando uno spazio tutto mio dove sentirmi a mio agio credo sia la più grande tra le mie imprese.

In un’età così particolare essere messi alla prova in un contesto interculturale di questo tipo fornisce ai ragazzi delle competenze di adattamento, flessibilità, intraprendenza e anche un’autostima che poche esperienze permettono. Adesso con molta più facilità posso gestire situazioni incerte e ottenere risultati migliori in gruppi di lavoro.

Attualmente studio Ingegneria Civile all’Università di Pavia e il mio sogno è ripetere questa esperienza a livello, però, di Erasmus. Ho voglia di nuovo di colmare i miei dubbi e di andare alla ricerca di qualcosa di più. Conto i giorni che mi separano dal mettere piede sull’aereo e lasciarmi trasportare dagli usi e i costumi di qualsiasi nazione voglia ospitarmi, nonostante conosca e abbia vissuto sulla mia pelle le difficoltà da affrontare.

Come avrete capito sono incontentabile: il mio mantra è quello di cercare, capire, comprendere, sperimentare, osservare. Adoro stare in contesti in cui sono quella “meno informata” perché mi piace imparare qualsiasi tipo di cosa.

Nell’ultimo anno mi sono documentata circa moltissimi argomenti tra cui scelte ambientali/ecologiche, politica, disabilità. Questa costante ricerca di nuove informazioni è il mio traguardo. Il mio modo di vivere non è cambiato, ma io, per fortuna, non affronto più in modo negativo questo aspetto del mio carattere; al contrario ne traggo i benefici e ne faccio il mio punto di forza!

 

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