Rita Cuccuru: un sogno non costa nulla, perseguirlo costa tanto, da perdere non ho nulla.

rita cuccuru

Mi chiamo Rita Cuccuru, ho 38 anni e dal 1995, a causa di un incidente stradale, non cammino più. La mia vita è cambiata ma non mi sono arresa, anzi. Grazie alla mia famiglia, soprattutto a mia sorella Giovanna, giorno dopo giorno ho imparato che fuori di casa c’era un mondo e che io lo volevo scoprire.
Lo sport è stato presente nella mia vita fin da piccola, dalle scuole medie fino ad arrivare alle superiori, dove ho praticato sport a livello agonistico, correndo i Campionati Regionali di corsa campestre e giocando a calcio.

Dopo l’incidente, tutto quello per cui avevo sudato, faticato, pianto non esisteva più, era solo un triste ricordo. Più tardi, con l’aiuto degli affetti e della mia innata passione per lo sport, ho scoperto che, anche se non camminavo più, potevo fare ancora tanto sport e divertirmi, sudare, faticare come prima. Certo! Reinserirmi nel mondo dello sport mi ha certamente aiutato, come penso che aiuterebbe ogni individuo. Lo sport è un maestro di vita, ti arricchisce di esperienze meravigliose, mi ha fortificato nel carattere insegnandomi il significato della parola sacrificio, mi ha fatto provare delusioni e infinite soddisfazioni. Mi ha insegnato a non abbattermi, rialzarmi sempre, considerare gli ostacoli nuove sfide e le sconfitte nuove opportunità di miglioramento, di conoscere persone meravigliose, ed instaurare amicizie sincere che vanno al di là dello stare insieme in un campo gara.

E’ così che a Sassari ho iniziato a giocare a basket, ho viaggiato, conosciuto nuove città e culture diverse. Poi a 20 anni ho preso un’importante decisione, quella di lasciare la mia terra, la mia gente e partire per lavorare. E’ da quattro anni che corro in handbike, una stupenda bici in cui sono le braccia a “pedalare”. Siedo dentro la mia bike, ci siamo io e la strada, e tutte le volte è una sfida cercare di fare e dare sempre il meglio. Pedalata dopo pedalata, ho tagliato tanti traguardi e tanti vorrei ancora tagliarne, con uno sguardo rivolto al cielo lassù, dove ho un angelo custode, mia mamma Emilia.
 
Le sfide mi sono sempre piaciute e quella che mi propongo ora è una sfida in grande: diventare un’atleta di triathlon, uno sport multidisciplinare individuale articolato su tre prove che si svolgono in immediata successione: nuoto, handbike e carrozzina.
Il duathlon per me è stato un bellissimo avvicinamento al triathlon perché quando ho iniziato nel 2014 non sapevo nuotare, facevo mezza vasca e mi fermavo, ma non mi sono arresa andavo in piscina anche due volte al giorno. Questa del triathlon è stata una grande sfida per me, mi affascinava. Soprattutto perché non avevo alcuna esperienza né nel nuoto né nella corsa. Il 2014 per me è stato il primo anno da triatleta e l’ho concluso con 2 ori, 1 argento e 2 bronzi. Mi sono innamorata di questo sport, spettacolare e faticoso che richiede disciplina e sacrificio. Una disciplina che entrata a far parte della mia vita.
La mia vita senza sport? Non riesco nemmeno ad immaginarla. Penso immediatamente ad una vita triste e vuota, senza quell’adrenalina delle gare, tutti gli sguardi di incoraggiamenti dei compagni e quelli di sfida con gli avversari, a quella fatica bellissima dopo una gara. Tagli il traguardo e sei consapevole del fatto che non c’è vittoria senza fatica e che, indipendentemente ad ogni risultato, le vere lacrime di gioia escono quando sai di averci messo l’anima.  No, una vita senza sport non la voglio. C’è un momento importante, fondamentale, che è come un rituale, dove devo voglio stare sola, ovvero quando metto il body e mi scrivo sul braccio destro il nome di mia mamma. Scorrono veloci tutti i giorni di allenamento fatti, aver imparato il significato della parola sacrificio. Esci dalla stanza e senti quel senso di grande responsabilità, una bandiera, una Nazione da onorare l’Italia, correre con scritto Italia sulla schiena è una grandissima ma altrettanto bella responsabilità. La paura di fallire, di sbagliare qualcosa sale come l’adrenalina. 
Difficile scegliere una gara: sono tutte stupende e lasciano un ricordo indelebile. Sicuramente la gara di Ginevra 2015 mi ha lasciato tante emozioni e la ricordo con gioia.  Sveglia presto, colazione, mattinata libera perché si corre alle 16,00: chi fa yoga, chi stretching, chi rulli. Il tempo passa velocemente come i pensieri: sono consapevole di essermi preparata al meglio per questo appuntamento e sono determinata. Si va in zona cambio 2h prima, metto in ordine tutte le mie cose. Arriva l’ora della partenza, ci sono un sacco di persone, il CT Biava e i tecnici ci incoraggiano, la musica è a tutto volume.  Si parte! Arrivo alla prima boa, in acqua mi sento bene, bracciata dopo bracciata finalmente tocco terra dove ad aspettarmi c’è Isabella. Corriamo in zona cambio velocissime e via, in bici, a divorare i km di asfalto; questa è la frazione dove devo fare la differenza!  Prendo immediatamente un bel ritmo, ci sono 3 giri da fare e devo volare. Ritorno in zona cambio, transizione e via, ultima frazione, la più difficile, lì c’è il mio coach di bici/corsa Federico Sannelli. Una delle migliori sensazioni al mondo è quando abbracci qualcuno e lui ricambia stringendoti più forte.  
In quel momento pensi a tutto quello che hai dovuto affrontare, ai sacrifici, alla fatica quotidiana degli allenamenti. Dietro questa vittoria c’è un percorso di due anni fatto di programmazione e dedizione. Ricordo il primo incontro con la Nazionale Italiana e con il mio tecnico Federico Sannelli. Non sapevo nuotare, non sapevo come si salisse su una carrozzina paralimpica, non conoscevo nessuna dinamica del triathlon. Giorno dopo giorno con Federico abbiamo iniziato la costruzione dell’atleta Rita Cuccuru: test, tabelle, feedback quotidiani, ritiri, trasferte! Solamente nel 2015 abbiamo fatto 3 collegiali con la nazionale e gareggiato in Italia, Francia, Spagna e Svizzera. I sacrifici sono stati tanti. I risultati non sono arrivati per caso. Con Federico ci sentiamo tutte le mattine per confrontare gli allenamenti del giorno precedente e programmare quelli del giorno successivo e mi segue in tutti i ritiri o trasferte. Ma il lavoro ripaga sempre e già all’inizio della stagione 2015 ci siamo accorti che qualcosa stava cambiando, questa medaglia è stata una conferma. Dopo un mese di ritiro in Liguria con la mia squadra Team Equa a fine marzo in Francia inizierà la mia stagione per inseguire un grande sogno, quello di andare alle Paralimpiadi di Rio 2016.

 

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