Trio Arizza: “con la musica portiamo ad altri noi stesse!”

Trio Arizza

Una donna entra in casa, stanca dal lavoro; è incinta. Prima di togliersi le scarpe, accende lo stereo: Mozart, Sonate per pianoforte, il grande Gould alla tastiera. La mamma chiama il futuro papà: cena pronta! E lui replica: eseguo solo un Notturno ancora, poi vengo! Siamo venute al mondo così: abbracciate dalla grande musica.

Eppure, mamma e papà non hanno mai scelto il nostro futuro al posto nostro: ci hanno assecondato nella nostra infatuazione per la danza, e con grandi sacrifici hanno iscritto (e accompagnato!) tutte e tre alla prestigiosa scuola del Teatro Sociale di Como; ci hanno incoraggiato al gioco, al nuoto, come per ogni bambino ci hanno avviato alla scuola e…hanno acquistato per noi tantissime videocassette della Disney!!! Forse proprio allora è iniziato il nostro ‘canto’, imitando i nostri eroi: la Emma di 4 anni che ricordiamo era infatuata del principe Filippo della mitica Bella addormentata in cartone animato e non faceva che canticchiare le musiche di Chaikovskj!

Poi sono arrivati gli strumenti: all’inizio quasi dei giocattoli, eppure subito veri amici, che ritrovavamo dopo la stanchezza accumulata dalle tante ore passate sui banchi di scuola. Loro ci aiutavano a sentirci importanti ed uniche, anche quando in classe si pensava il contrario: il violoncello della nostra piccola Bea ha incassato calci, insulti rivolti anche a lei: ”dove vai con quella bara sulle spalle?…cos’è…una chitarra troppo cresciuta? ma che musica di m…” Forse questo tipo di bullismo è meno grave e senz’altro meno conosciuto di altri, ma per una bimba sensibile ed innamorata della sua musica era un dramma. Da superare, però.

E infatti, nella nostra seconda casa, il Conservatorio, il maestro di pianoforte di Carlotta ci ha dato una grande idea: formare un Trio, suonare insieme non solo per il nostro divertimento, ma per portare ad altri noi stesse, il nostro sentire, i nostri messaggi. Iniziano così i primi saggi, poi i concerti- fra mille difficoltà, perché ai bulli di classe si erano aggiunti maestre e professori che spesso non comprendevano la fatica immane di un doppio percorso formativo. “Carlotta, ricordati che oggi hai l’esame di ottavo, ma domani devi recuperare la versione di greco”!

Arrivano le prime avventure fuori casa: master e corsi da sole, con grandissime personalità del mondo musicale, non solo italiano. Poi i primi concorsi, le coppe, le medaglie e persino qualche borsa di studio: quegli embrioni che ascoltavano Mozart, ora lo suonano, lo suonano INSIEME, e poi Haydn…e la scoperta del romanticismo, Mendelssohn e Chopin: ricorderemo sempre un concorso in cui abbiamo eseguito un tempo del Trio di Chopin a memoria. Beatrice aveva 11 anni. Ed infine, siamo entrate in una grande e importante famiglia, quella della Fondazione Amadeus che ci ha letteralmente adottato.

Il nostro sogno? Ne abbiamo tanti, concreti, già “progetti” come incidere un disco ed andare in tournèe in Italia ed Europa. Altri più futuribili: un bravo stilista che firmi gli abiti per i nostri concerti, cercare nuovi modi per avvicinare il pubblico più refrattario alla classica (tra cui i famosi “bulli” di cui sopra!). Abbiamo anche un obiettivo sociale: pur sapendo che l’aspetto esteriore è parte integrante di qualunque forma di spettacolo, far capire che una donna musicista non può ridurre la propria professionalità alla mera apparenza, aiutata magari da minigonne e tacchi a spillo. Alla musicista, come al musicista, servono soprattutto tre cose: studio, anima e cervello.

                                                                                      Trio Arizza

                                                                                            Carlotta, Emma, Beatrice

FB: @trioarizza

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https://www.youtube.com/watch?v=bhNjD-dzdn8