Pari o dispare: “In Italia si nasce pari e si diventa dispare”

 Con il trascorrere degli anni ho compreso che le coincidenze non accadono per caso e, con uno spirito che oggi si definisce resiliente, ho cercato di accogliere i cambiamenti, anche quelli più impegnativi e dolorosi, trattenendo e valorizzando la parte positiva. Milan Kundera ne “L’insostenibile leggerezza dell’essere” invita a rimproverare coloro che sono ciechi alle coincidenze della vita che ci spingono verso la bellezza e l’evoluzione delle storie.

Ecco, seppur con approccio laico, ho questa propensione. Non saprei dire se può essere considerato un merito o è frutto di una natura riflessiva, quella natura che aveva spinto mia madre a mostrare una preoccupazione al mio pediatra perché le sembrava che tardassi a parlare (n.d.r. l’intera famiglia prima, gli amici ed i colleghi dopo hanno abbondantemente rimproverato questo dubbio alla genitrice): “è solo un’attenta osservatrice, saprà dare significato alle parole”. Non sarà un caso che ho deciso di occuparmi di comunicazione, di marketing e di relazioni istituzionali.  E non sarà stato un caso se nel 2010, in un momento molto particolare della mia vita professionale, ritrovandomi a partecipare al lancio di Pari o Dispare, comitato di donne e di uomini accomunati da un obiettivo comune, la parità, e di cui sono oggi Vice Presidente. Sino a quel momento il mio percorso personale, per quanto impegnativo, era stato un percorso positivo. Avevo voglia di dimostrare le mia capacità, avevo voglia di crescere e di contribuire e avevo trovato delle persone che mi avevano lasciato la possibilità di esprimermi. E così azienda dopo azienda la mia esperienza andava forgiandosi, forse precorrendo i tempi rispetto a quelli considerati “normali” in Italia. Donna giovane in un settore molto maschile come quello dell’ambiente prima, dell’energia dopo. Non posso nascondere che nei primi anni lavorativi i miei look risultavano un pizzico austeri, cercavo di spostare l’attenzione verso le mie capacità. Con i dati di fatto volevo dimostrare la mia qualità.

Questo sino al 2010. Nel 2010 sono inciampata, per vicende alterne, mi sono ritrovata in un’organizzazione e in un management non abituato al confronto di genere. Ho fatto un’esperienza nuova in una fase per me di rinnovamento coincisa con la diagnosi di tumore. Giorno dopo giorno sentivo che mi si volevano incollare degli stereotipi, nel team la voce della donna aveva meno peso ed io, da sorridente e pacata, mi ritrovavo ad alzare la voce per far rispettare un ruolo. “In Italia si nasce pari e si diventa dispare”: con queste parole Emma Bonino, oggi Presidente Onoraria di Pari o Dispare, proprio nel gennaio 2010 presentava l’associazione neonata per contrastare discriminazioni e stereotipi di genere.

La vera data di nascita di Pari o Dispare è il 19 dicembre 2009 che corrisponde alla sua costituzione formale. Alla sua origine un criterio molto semplice e nel contempo tanto difficile da far passare: promuovere la parità tra uomo e donna sulla base di una leva fondamentale per lo sviluppo dell’intera società, e non solo dei percorsi femminili: “la meritocrazia”. Ad iniziare dal mercato del lavoro. Durante il primo incontro non ho mai sentito parlare in termini di “colore rosa”. Mi è sembrato un ottimo inizio evitare il primo stereotipo che vuole ricoprire tutto ciò che riguarda le donne di rosa confetto. Mi è parsa un’ottima opportunità per dare un contributo, per crescere ancora una volta condividendo le esperienze. Prendendo spunto da una copertina dell’Economist dal titolo “We did it. What happens when women are over half the workforce”, PARI O DISPARE ha iniziato a lavorare sui numeri andando oltre con un’analisi qualitativa.

Il problema non è solo di quante donne siano occupate, ma di quante raggiungano posizioni di vertice. Nella primissima fase alle aziende private, alle pubbliche amministrazioni il Comitato ha chiesto le motivazioni circa l’assenza delle donne, le ragioni per cui non venivano inclusi nelle ricerche curriculum al femminile. Sono passati 5 anni, 5 anni in cui la legge sulle quote di genere ha prodotto i suoi primi frutti. Grazie alle attività, svolte a volte in sinergia, altre volte in parallelo, i numeri che riguardano i CDA, le posizioni di vertice sono cambiati in positivo. Il nostra Paese occupa ancora posizioni bassissime all’interno delle classifiche internazionali come quelle elaborate dal World Economic Forum. Quei numeri che come Pari o Dispare abbiamo utilizzato per i nostri spot distribuiti online in occasione della ricorrenza dell’8 marzo.  Qualcosa è cambiato anche in termini di rappresentazione della donna. Il Manifesto per l’uso responsabile dell’immagine di genere senza stereotipi promosso da PARI O DISPARE ha aperto la strada ad un dialogo con le aziende, con il mondo della creatività pubblicitaria. Ha creato momenti di incontro e di confronto. Non possiamo ritenere di aver raggiunto l’obiettivo ma sicuramente in questo primo quinquennio la sensibilità è nuova e grazie alla rete abbiamo avuto modo di riunire le forze e di far sentire quel no alle campagne pubblicitarie che non si basano sulla creatività, sulla qualità. In questi cinque anni tanto è stato fatto e tanto è ancora da fare. PARI o DISPARE ha promosso posizioni a tratti impopolari. Penso alla questione dell’innalzamento dell’età pensionabile delle donne, alla questione delle quote di genere come strumento e non come fine, alle leggi elettorali.

Ciò che mi ha trattenuto in PARI o DISPARE è stato lo stile: determinato, concreto ed allo stesso tempo ironico. Avere Emma Bonino come Presidente Onoraria ci ha permesso di partecipare e di nutrirci di una visione molto ampia, sia in termini di spazio che di tempo. Non a caso PARI O DISPARE ha intrapreso delle attività di empowerment e di confronto tra modelli femminili a livello internazionale con il progetto “DONNE e MEDITERRANEO”. Tre anni di progetti che ci hanno permesso di rilanciare un “sabir delle donne”, una lingua comune fatta di valori, di diritti e di conquiste come quella usata dai pescatori siciliani e nordafricani nel mediterraneo nel passato. PARI O DISPARE non si mai adagiata. La riflessione sul genere ci ha portate anche ad una riflessione sulle generazioni. Nasce così il progetto “NOW. Not only Women. Genere e Generazione”, un progetto che ci ha permesso di ricordare la figura di Miriam Mafai e di riflettere sulla questione di genere attualizzandola e mettendo a fuoco gli obiettivi per una nuova fase di impegno.

Devo a PARI O DISPARE un merito: In questi anni tutte le associati e gli associati hanno evitato il tono epico della sfida. Abbiamo agito in modo concreto, e questo ha implicato anche dei momenti di stasi, e in modo coerente. Abbiamo parlato di parità pensando al quotidiano proprio come è giusto che sia affinchè questa diventi realmente un criterio meritocratico e naturale. Parità significa avere non solo la possibilità di accedere ma di mettere a frutto le proprie capacità. PARI O DISPARE vuole continuare a contribuire. Sappiamo di poterci migliorare e di poter crescere. Tante saranno le attività, i progetti. E vuole farlo in ottica di rete, vuole farlo mettendo in atto nuove sinergie come quelle messe in campo in questi anni con le associazioni amiche, solo a titolo esemplificativo, come Corrente Rosa, Pari Merito, l’Accordo Paritario, Aspettare stanca, Oxfam Italia, Wister SGI, Sui Generis, Dol’s, Non Chiederci La Parola, PWA, GammaDonna.

 www.pariodispare.org TW: @ParioDispare1 – FB: Pari o Dispare  

Outstanding_0053Francesca Maria Montemagno , nata l’8 gennaio 1975, rinata nel 2008. Insomma lasciatemi dire: ho appena 6 anni, con l’entusiasmo e l’emozione del primo giorno di scuola elementare. Mi definisco una resiliente felice che colleziona matite colorate e rane. Studi giuridici, una specializzazione in marketing e relazioni. Oggi con FORMAFUTURA mi occupo di comunicazione e marketing digitale c, supporto insieme al mio socio le aziende e i manager che affrontano il #digitalchange. Sino al 2011 ero una manager, una donna d’azienda alle prese con comunicazione, rapporti istituzionali e marketing. Comunicatrice per professione, comunicatrice per passione. Fin qui nulla di particolare, forse la collezione di rane un po’ strana! Sono rinata l’8 settembre 2008, precisamente. In quel giorno il mio team di medici all’Istituto dei Tumori di Milano mi ha comunicato che, sì, l’avevamo sfangata! Che non sarebbe finita lì… Ecco dopo un percorso fatto di chemio e di radio, di tanto amore da parte della mia tribù colorata capeggiata dalla mia Wunder-Mutti mi ero conquistata una nuova vita. Quella scritta “GAME IS OVER” che io avevo immaginato, scherzandoci sopra, come la grafica di un video gioco non sarebbe servita. Ed eccomi qui a dare un contributo. A credere nel cambiamento possibile e nella forza della rete, della condivisione… e della gentilezza.

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