Monica D’Ascenzo: imparate ad osare

Monica D'Ascenzo

Questa settimana, in vista del GammaForum, intervistiamo Monica D’Ascenzo. È giornalista finanziaria e scrittrice. Attualmente lavora nella redazione di Finanza & Mercati de Il Sole 24 Ore e dal 2016 è ideatrice e responsabile di Alley Oop – L’altra metà del Sole, il blog multifirma del Sole 24 Ore dedicato alla diversity. È anche autrice di “Cinque anni di private equity in Italia” (Egea, 2004); “Sms” (L’Airone Editrice – Gremese, 2006); “Donne sull’orlo della crisi economica” (Rizzoli, 2009) scritto a quattro mani con Giada Vercelli e premiato dall’Associazione per lo Sviluppo economico (Ape); “Fatti più in là. Donne al vertice delle aziende: le quote rosa nei Cda” (Gruppo 24 Ore, 2011); “Oltre frontiera. Le imprese italiane alla conquista del mondo” (Gruppo 24 Ore , 2016) e il libro illustrato per bambini “Palmiro, cosa farai da grande?” (Valentina Edizioni, 2011).

Una donna mamma, giornalista e scrittrice, come ha vissuto la maternità e il lavoro? È davvero più facile per una professionista dell’informazione gestire lavoro e famiglia?

Non ho mai percepito in conflitto il mio lavoro con le mie aspirazioni nella vita privata. Volevo una carriera in ambito giornalistico e allo stesso tempo sognavo di avere una famiglia e dei figli e non mi sono mai posta il problema di dover scegliere fra le due cose. La vita delle donne (come per altro anche quella degli uomini) non è un fluire lineare di avvenimenti. Ci sono fasi di diverse, anche di crescita personale, e sono fisiologiche delle discontinuità. L’importante è sapersi ascoltare e dare spazio alle nostre priorità volta per volta. Io sono stata a casa fino ai sei mesi del primo figlio e agli otto mesi della seconda figlia. Poi quando il primo ha compiuto due anni, pur lavorando sempre come giornalista al Sole 24 Ore, ho pubblicato un libro con la Rizzoli e quando la seconda ha compiuto tre anni ho pubblicato un nuovo libro e avviato il blog multifirma Alley Oop, senza mancare a una recita scolastica. Si può fare se si dà il giusto peso alle cose momento per momento. Non si può prescindere certo dal contesto in cui si vive (lavorativo o famigliare), ma credo che troppo spesso si pensi di non poter cambiare le cose a nostro favore quando invece basterebbe imparare ad osare. Osare nel cambiare gli orari delle riunioni, i termini delle scadenza, l’organizzazione del proprio lavoro e anche l’organizzazione a casa con una più equa suddivisione dei compiti.

 

Che consiglio darebbe alle donne che hanno una storia nel cassetto, ma non hanno il coraggio di raccontarla?

Penso che ognuno abbia una storia, interessante, da raccontare. Ogni vita, a modo suo, è affascinante, sfidante, strana e meravigliosa. Basta farsi un giro sui social fra quegli account che raccontano il vero e non si nascondono dietro stereotipi, cliché o maschere. Oggi i modi di raccontarsi sono infiniti, credo solo sia questione di trovare il proprio (se se ne ha voglia). Se invece si intende per storia nel cassetto, un’idea per scrivere un libro, questo è altra cosa. La scrittura è un mestiere. Anche quando si è una bella penna è necessario lavorare ore e ore magari solo per trovare il modo migliore di far girare una frase. Oggi, secondo me, si scrive fin troppo (libri, intendo) e si legge troppo poco. La domanda, con umiltà, che bisognerebbe farsi è: “davvero ho qualcosa da dire e so dirla?”. Io ho scritto il mio primo romanzo a 18 anni e non ne ho mai mandato uno a una casa editrice, perché mi sono sempre risposta di “no” a quella domanda.

 

 C’è stato, nella sua carriera, un evento particolare che le ha fatto capire che stava facendo la cosa giusta?

Le carriere sono fatte di talento (e ognuno ha il suo), opportunità (talvolta anche fortuna spacciata), capacità di cogliere le occasioni e ambizione. A me avevano detto che per fare la giornalista avrei dovuto essere raccomandata da qualcuno, altrimenti non avrei avuto chance. Ho vinto il test per entrare alla scuola di giornalismo e da lì non mi sono mai fermata e sono riuscita a crearmi una carriera senza dover ringraziare nessuno, come per altro la quasi totalità dei colleghi con cui lavoro nella redazione finanza del Sole 24 Ore. Credo di aver avuto molte opportunità (o se vogliamo, tanta fortuna nel trovarmi al posto giusto nel momento giusto), di aver avuto la capacità di cogliere le occasioni che volevo e di aver avuto l’ambizione (e la caparbietà) di perseguire i progetti che avevo in mente. Sul talento, lascio giudicare agli altri sui risultati di ciò che faccio. Quello che mi fa capire che sto facendo la cosa giusta è il fatto che non mi è mai pesato andare a lavorare, anche nelle giornate più toste e nei periodi più faticosi. Perché faccio il mestiere che amo.

 

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