Mauro Meanti: lavoro, ambizione, famiglia, futuro, etica, parità. E’ tutto possibile? Sì, lo è.

Capisci che ci crede nel momento in cui lo senti parlare: parla delle “sue” azioni di diversity&inclusion in modo equilibrato, senza sbavature, senza autocelebrazioni.

Mauro Meanti è dal 2015 Amministratore Delegato di Avanade Italy, joint venture tra Microsoft Corporation e Accenture LLP. Parla della parità di genere come di un’evoluzione ineluttabile cui tendiamo, almeno nelle intenzioni, ma che anche inconsciamente cerchiamo di contenere negli alvei della disparità perché è lì che noi esseri umani ci muoviamo meglio. E’ la nostra comfort zone, sappiamo di doverne uscire ma gli strumenti a disposizione sono pochi e poco chiari. Eppure la posta in gioco è alta: la disparità di genere ha accelerato il calo demografico negli stessi decenni in cui la presenza femminile negli atenei è aumentata, il bilancio inter-generazionale è il peggiore degli ultimi anni. La mancata parità ha implicazioni negative sulla produttività, sul successo aziendale e sul benessere delle comunità.

Come ci racconta Mauro, Avanade attua politiche non discriminatorie di genere che danno le stesse opportunità di accesso, di crescita, di carriera, di lavorare in modo armonico con i bisogni personali, di parità retributiva a parità di livello; l’azienda monitora costantemente gli indicatori di performance della diversity. Certo, la composizione della forza lavoro in azienda è ancora sbilanciata ma sta rapidamente cambiando: la presenza femminile è in costante aumento, anche se la bassa rappresentanza di donne nelle fasce più giovani nelle università STEM, naturale bacino da cui Avanade attinge, non aiuta.

Confrontata con la media delle altre grandi aziende potremmo dire che Avanade fa già molto per la parità di genere. Ma Mauro a questo punto parla della sua frustrazione perché, dice, “si fa un gran parlare della diversity&inclusion ma di fatti veri, ce ne sono pochi e discontinui. Ad esempio parlando di promozione delle donne, il punto non è solo la maternità come periodo in sé, quanto il fatto che la nostra società assegna implicitamente alla donna il compito della cura. Questo fatto genera automaticamente un unconscious bias fortissimo nella nostra mente: ovvero se facciamo diventare manager le persone che saranno madri, queste avranno meno tempo da dedicare al lavoro; la conciliazione diventa un problema femminile, mentre dovrebbe essere un problema famigliare”.

 

 1. Avanade è un’azienda virtuosa e qualche passo avanti rispetto alla media, come abbiamo letto. Parliamo di uomini: cosa state facendo per loro in ottica di inclusione?  

L’inclusione, così come la parità e l’eticità, rappresenta un beneficio per tutti, uomini e donne. Stiamo cercando, con piccole “spinte” rivolte anche agli uomini, di creare un ambiente dove venga messo in discussione lo stereotipo che assegna alle donne il ruolo (e la responsabilità) della cura. Cura dei figli, cura della famiglia, dei genitori anziani e non auto-sufficienti. Per farlo portiamo avanti iniziative che coinvolgono, e di cui beneficiano, anche gli uomini: dal progetto di paternità, che vede i padri prendere due settimane per restare con i figli neonati, all’estensione della possibilità di lavorare da casa, allo sfruttamento delle nuove norme sulla detassazione dei bonus ai fini di welfare per le famiglie.

 

2. Non c’è il rischio che senza un profondo e coraggioso cambio culturale la diversity&inclusion rimanga un’occasione incompiuta?

Il primo articolo della rivista trimestrale della McKinsey & Company su questo tema risale al 1976, e già allora riportava (e metteva in dubbio) affermazioni di manager come “la discriminazione sessuale era una problema nel passato, ma se guardiamo al numero di donne promosse nell’ultimo anno possiamo vedere come ora sia importante solo il merito”. Mi sembra che negli ultimi trent’anni i progressi siano stati insufficienti e quindi sì, è un rischio che stiamo correndo. Limitarsi solo a politiche di conciliazione è troppo poco, combattere le discriminazioni (esplicite o gli unconscious bias) è sacrosanto ma è poco. Delegare un cambiamento culturale alle iniziative aziendali è velleitario. Credo serva una politica (nel senso nobile del termine) coraggiosa che innovi rispetto alla tradizione, che prenda esempio dai paesi dove lo stereotipo della cura è stato parzialmente rotto. Che passi dalla protezione della maternità alla valorizzazione della paternità, che redistribuisca le risorse verso le famiglie in corso di creazione. Altrimenti il rischio è di parlarsi addosso.

 

3. Lei è uno dei 4 nuovi Vice Presidenti di ValoreD (e l’unico uomo): con quale spirito affronta questo importante incarico?

Con passione, perché credo negli obiettivi di ValoreD e penso che tante aziende insieme possano rappresentare quel pungolo che serve per rendere il tema delle donne nel mondo del lavoro un tema di sostanza e non di facciata.

 

4. Un augurio ed un consiglio a Mauro

Di essere un buon padre, e di continuare a cercare di capire tutti i punti di vista.

 

5. Un augurio ed un consiglio a LeadingMyself  

Il consiglio è di non demordere perché la strada scelta da LeadingMyself, quella dell’indicare ed evidenziare modelli positivi, è molto importante per il cambiamento. E l’augurio, beh, l’augurio è di vedere le cose cambiare nei prossimi 3 (e non 30!) anni. Non credo sia impossibile, ma c’è bisogno dell’energia di tutte e di tutti.

 a cura di Cristina Cinalli @crcinalli

 

avanade_logo_02BIO: Mauro Meanti è Amministratore Delegato di Avanade Italy dal settembre 2015. Laureato in Matematica all’Università degli Studi di Milano, Mauro vanta una solida esperienza nel settore dell’informatica e delle nuove tecnologie, sia in Italia che a livello internazionale. Il suo percorso professionale inizia in Olivetti e continua in Microsoft, dove ha lavorato per 23 anni con diverse responsabilità italiane ed europee. Al termine di questa lunga esperienza, Mauro Meanti passa in Parallels dove ricopre la carica di Senior Vice President e General Manager, Worldwide Service Providers Business fino all’attuale nomina in Avanade.  56 anni, milanese, Mauro Meanti ha quattro figli e tra i suoi hobby preferiti figurano i libri, il teatro e il cinema, oltre alla tecnologia che promuove anche al di fuori dell’ambito lavorativo, collaborando con università come quella di  Hawassa in Etiopia.

Twitter: @AvanadeItaly; Facebook: Avanade Italy