Martina Cusano:” spronare sempre chi ha passione e voglia di contribuire!”

Martina Cusano

Il suo è un curriculum accademico decisamente outstanding: laurea in Bocconi e MBA all’Harvard Business School. Che cosa le ha insegnato questa esperienza di studi all’estero? La consiglierebbe ad una giovane laureata?

Qualsiasi esperienza all’estero ha un valore aggiunto incredibile: studiare e lavorare all’estero vuol dire uscire completamente al di fuori della propria comfort zone, doversi creare da zero un network di amicizie e di affetti, esporsi a nuove culture…  Io ho fatto la mia prima esperienza all’estero durante l’Erasmus a Parigi. Prima di allora il mio unico viaggio all’estero era stato una vacanza a Londra ma da quel momento decisi che avrei continuato a cercare ogni possibile tipo di esperienza all’estero. Tornai a Parigi per il mio stage, poi feci un altro programma di studi estivi con la Bocconi in Tunisia e cercai il mio primo lavoro a Londra, anche se non fu facile perché nel mio percorso non avevo avuto la possibilità di approfondire lo studio della lingua inglese. Ad una giovane laurenda o laurata consiglierei di buttarsi su qualsiasi opportunità possibile all’estero. Spesso all’estero le opportunità offerte ai giovani sono migliori, questa è una realtà, ma, anche a parità di lavoro o di livello di studi, vivere fuori dal proprio paese è un’opportunità di crescita esponenziale.

Venendo all’MBA, dopo 3 anni di lavoro in una banca di investimento dove in media passavo in ufficio 100 ore a settimana e per la reputazione che hanno le università americane di essere più “soft” rispetto a quelle italiane, vedevo nell’MBA un momento per rallentare un poco il ritmo, focalizzare meglio il mio percorso professionale e confrontarmi con persone di grande spessore. In parte le mie aspettative furono deluse… l’esperienza fu tutt’altro che soft! È vero Harvard come le altre università americane non ha un focus sulle conoscenze “tecniche” come le università italiane, mai viene richiesto di studiare sui libri, al contrario vengono presentati ogni giorno casi di studio reali e su questi viene richiesto di fare una cosa molto originale…. pensare! Ogni caso viene discusso di fronte ad una classe di 100 persone e la valutazione è sul contributo che ogni studente riesce a dare alla discussione. La pressione di parlare di fronte a 99 persone tra le più smart che uno abbia incontrato fino a quel momento è alta. In generale per tutti gli europei il passaggio a questo modello educativo è a dir poco traumatico. Alla fine si tratta di due anni estremamente intensi e io che cercavo maggiore chiarezza sul mio percorso professionale ne sono uscita invece un po’ frastornata. Poco a poco ho rimesso i pezzi insieme e oggi posso dire con certezza che non sarei dove sono, in fase della mia vita in cui il lavoro è diventato una passione, se Harvard non mi avesse esposto a tutti quei casi, a tutte quelle persone e aziende, a tutte quelle opportunità. Non credo tuttavia che un MBA all’estero sia la strada necessaria per tutti. Lo consiglierei solo a chi è riuscito nei primi anni della propria carriera a fare un percorso già abbastanza ricco e ampio e vuole usare l’MBA come un acceleratore nell’esposizione a diversi aspetti del business. Per un MBA negli USA di solito vengono richiesti in media 3 anni di esperienza lavorativa. Questi sono indispensabili perché andando a discutere di casi aziendali, per due anni ci si mette costantemente nei panni di un manager aziendale, anzi di vari e nelle situazioni più difficili. Nel mio caso mi sono accorta solo anni dopo, posta di fronte a situazioni concrete, che durante l’MBA non ero ancora in grado di cogliere alcuni aspetti, alcuni insegnamenti che si sono invece rivelati indispensabili dopo, quando ho messo insieme i pezzi…

Dopo successi in ruoli top executives in Privalia e Groupalia, decide di cambiare percorso ed avviare una propria startup, MUKAKO: che cosa l’ha spinta verso questa decisione?

In realtà non si è trattato di un cambio repentino ma di qualcosa che avevo sempre pensato di fare. Finito l’MBA non mi sentivo ancora pronta, come dicevo prima ancora molti insegnamenti non avevano attecchito, e quindi avevo deciso di fare delle esperienze lavorative che mi consentissero di entrare nell’operatività di un’azienda e mettere insieme i pezzi…. Per me la decisione di avviare una startup era sempre stata in qualche modo scritta nel mio percorso, anche quando nessuno parlava ancora di startup. Ho sempre sentito il bisogno di creare qualcosa nella mia vita, non ho mai avuto capacità artistiche di alcun tipo e ho sempre vissuto questo come una mancanza. In compenso ho sempre avuto una mente analitica e l’unico modo per unire questo aspetto con la necessità di creare era per me fare l’imprenditrice.  Allo stesso tempo vivevo l’idea di avviare una startup come un grande salto nel vuoto… scrivevo business plan e lavoravo su mille idee di business ma non mi sembrava mai di essere pronta al salto. Le esperienze in Privalia e Groupalia sono state fondamentali perché mi hanno permesso in gran parte di intraprendere per conto di altri, di approfondire la conoscenza di un business come l’e-commerce e di fare qualche errore in più.

Poi arrivò il desiderio di mettere su famiglia e questo mise di nuovo in discussione se fosse il momento giusto per avviare una mia startup. Dopo la mia prima maternità pensai che era meglio avere qualche certezza in più e iniziai a guardarmi in giro per nuove opportunità lavorative. Facendo qualche colloquio capii che non me la sarei mai sentita di lavorare tante ore per conto di altri con la scarsa flessibilità che un lavoro da dipendente consente. Affrettai la decisione di avere un secondo figlio e contestualmente feci il salto. La scelta del business non credo richieda ulteriori spiegazioni dato il momento della mia vita in cui è accaduto: Mukako.com nasce proprio nell’intento di aiutare i genitori in tante piccole incombenze quotidiane, trovando per loro i migliori prodotti, offrendo una guida agli acquisti ma anche alla puericultura, e sfruttando la tecnologia per far risparmiare tempo agli indaffarati neogenitori.

Due bimbi piccoli, la famiglia, gli affetti in generale, se stessa, l’attività imprenditoriale da far crescere. E’ una bella sfida: Martina, come riesce a conciliare tutto questo?

Non lo so ancora… al momento vivo alla giornata! Fare l’imprenditrice consente grandissima flessibilità. Tutte le sere quando i bimbi escono dall’asilo ci sono… ho sempre il computer aperto per rispondere a chat e email e a volte per sbrigare cose urgenti, ma almeno sono lì con loro e non in ufficio. Poi quando vanno a dormire, cerchiamo di metterli giù per le 9 ma spesso diventano le 11, ricomincio a lavorare, a volte anche fino a molto tardi. La mia socia ha partorito a dicembre ed entrambe lavoriamo spesso la notte, a volte non per scelta nostra ma dei nostri bimbi. L’unico punto saldo è la collaborazione di mio marito. Anche lui ha una certa flessibilità lavorativa e fa il genitore al 50%, forse anche qualcosina in più. Se non avessi potuto contare su questo, anche perché le nostre famiglie vivono lontano, non credo che Mukako sarebbe mai stato possibile.

Un consiglio ed un augurio per Martina

A me stessa consiglio di portare avanti con coraggio la missione che ci siamo date con Mukako. I percorsi imprenditoriali sono pieni di alti e bassi, conto sul supporto della mia socia Elisa che non si abbatte mai, e mi auguro di potermi un giorno guardare indietro e poter dire che i sacrifici sono valsi la pena.

Un consiglio ed un augurio a LeadingMyself

Vi auguro di ispirare tante donne a sfruttare tutto il loro potenziale. Conciliare la vita privata e quella lavorativa è una sfida immensa. Spronare chi ha la passione e la capacità di contribuire, in qualsiasi ambito esso sia, di farlo, sempre.

  

A cura di Cristina C. e Barbara M.

 

Martina Cusano 

Martina Cusano è fondatrice e CEO di Mukako.com, startup e-commerce specializzata in prodotti per la mamma e il bambino. Mukako nasce dall’esperienza vissuta da Martina e la sua socia Elisa nel diventare mamme e non trovare in Italia lo stesso livello di servizi per i genitori che avevano già visto in molti paesi esteri. Il nome Mukako nasce proprio dalla crasi di due parole finlandesi, essendo la Finlandia il paese delle mamme più felici al mondo ed Elisa per madre finlandese.  Prima di fondare Mukako, Martina ha maturato la propria esperienza nel settore e-commerce lavorando per Privalia.com a Barcellona, e partecipando allo startup e sviluppo di Groupalia, prima in Spagna e poi in Italia. In precedenza ha lavorato per UBS Investiment Bank a Londra.  Martina ha conseguito un MBA preso Harvard Business School ed è laureata in Economia dei mercati finanziari presso l’Università Bocconi.

Nel 2016 Martina è stata nominata tra le 10 women in tech to watch dell’anno. È mamma di 2 bambini di 1 e 3 anni che contribuiscono a spronarla ad offrire sempre il miglior servizio ai genitori.

 

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