Luisa Fazzini: “Insegnando imparo”

I percorsi non hanno un’età anagrafica. Sono movimenti che ti spingono verso un senso di evoluzione. Sono un’attitudine del vivere che ti induce a cercare sempre la linea dell’orizzonte. Un modo di essere. Condivisibile o meno, ma un modo di essere – che io esprimo insegnando. La ricerca costante di nuovi spazi da esplorare.

LeadingMyself. Il nome di questo blog mi piace moltissimo perché racchiude tutta la passione di un’idea proiettata su noi stessi. Quella che ero, quella che sono e che sarò. Io interpreto così la mia professione e tutto ciò che vi ruota attorno. Io sono una docente. Di una scuola secondaria di I grado. Una docente di Lettere. Formazione assolutamente umanistica. Liceo classico alle spalle, un percorso universitario che termina con una tesi su un autore del ‘900: Dino Buzzati. 

Ma io non credo che dobbiamo restare sul camminamento della fortezza del deserto ad aspettare un’opportunità, scrutando l’orizzonte. Dobbiamo andare verso l’orizzonte. Così non mi sono mai identificata nel livellamento dello statalismo e nell’inutilità dello sforzo. Nel non riconoscimento sociale del ruolo e nella ripetitività del posto fisso. Le difficoltà quotidiane sono indubbie, ma il primo ostacolo al nostro sviluppo professionale siamo noi stessi. 

Il primo atto di meritocrazia lo dobbiamo alle nostre idee. La consapevolezza che l’insegnamento è un atto politico, nel senso che forma i cittadini della polis, deve indurci a trovare il senso di noi e il testimone da passare. Ho colto un’occasione e, delle mie diciotto ore scolastiche settimanali, dieci le ho dedicate all’insegnamento della geografia. Così ho scoperto che tra un letterato e un geografo non vi è poi una particolare differenza di sentire, ma un’unica volontà di condividere.

Il piacere della letteratura è un tentativo di intimità con la complessità delle anime.
Lo sguardo posato su un paesaggio penetra le forme molteplici e trova sollievo, quasi che un ordine originario fosse entrato nello spirito. Ma noi stiamo perdendo nella mercificazione della Terra questa dimensione. Se la scienza denuncia l’attuale emergenza della rottura degli equilibri ambientali, io che sono cresciuta nell’humanitas sento la perdita progressiva della bellezza rigenerante. 

La biodiversità. Parto da qui per spiegare nelle mie classi che stiamo cadendo dentro al grigio dell’uniformità. Sfoglio con loro le pagine del libro di geografia e scorro l’elenco dei prodotti del settore primario. Molti sono declinati al singolare, soprattutto i cereali. Noi neghiamo la pluralità al nome nel trasmetterlo e abbiamo come obiettivo didattico la tutela della ricchezza naturale. 

“Se noi perdiamo la biodiversità, noi perdiamo la bellezza, se perdiamo la bellezza perdiamo la voglia di scoprire, la curiosità. Perdiamo la nostra umanità”. Questo mi hanno detto gli studenti, riconducendo la parola biodiversità al punto di partenza, l’humanitas. La letterata e la geografa. 

LeadingMyself. Dare voce alle idee significa investire su noi stessi, abbandonando i luoghi comuni di una professione usurata. Vuol dire cercare le nostre risposte per intessere un discorso con chi è lì ad ascoltarci ogni giorno. Vuol dire inserire in un percorso di crescita personale un ruolo come referente per l’educazione in Slow Food Veneto, vuol dire vincere con i progetti scolastici due primi premi ARPAV al concorso per progetti ambientali di qualità, vuol dire partecipare alla progettazione di un corso BTEC di Travel & Tourism Management, vuol dire aggiornarsi con una tessera AIIG, e vuol dire sempre e comunque entusiasmarsi nella ricerca di un modo per comunicare la passione dello stare in movimento verso noi stessi e i luoghi che ci circondano. 

Vuol dire che nell’insegnare ogni giorno io imparo.

 

13444444_589760191202652_1636814167_nLuisa Fazzini, docente di Lettere e Geografia alla Scuola Secondaria di I Grado “J. Foroni” (Valeggio sul Mincio, VR).
Referente Educazione di Slow Food Veneto.

Twitter: @luisafazzini
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