Lo sapevi che… viaggi nello spazio

viaggi nello spazio

Oggi, 12 aprile, è la Giornata Internazionale dei Viaggi dell’Uomo nello Spazio, come decretato dall’ONU nel 2011. Viaggi nello spazio visti come conquista scientifica. Viaggi nello spazio come momenti di sperimentazione per poi innovare nella vita di tutti i giorni.

Ma perché è stato scelto proprio il 12 aprile?

Perché il 12 aprile 1961 il cosmonauta sovietico Jurij Gagarin compie, primo essere umano, un viaggio di 108 minuti in orbita intorno alla Terra, sulla Vostok 1. 
Sempre il 12 aprile di 20 anni dopo, nel 1981, parte la Columbia, la prima navicella recuperabile della storia: uno shuttle per lo spazio.

Il 12 aprile è dunque una data importante per la conquista dello spazio. 

Ma non solo gli uomini, intesi come maschi, hanno dato un contributo fondamentale allo sviluppo dei viaggi spaziali. Molte sono le donne che, sulle navicelle o nelle stazioni di comando a terra, hanno permesso al genere umano di spingersi oltre i confini dell’atmosfera terrestre.

Per prima Valentina Tereskova, russa, nel 1963 resta tre giorni da sola nello spazio sulla Vostok 6. Dopo di lei bisognerà però aspettare 19 anni per rivedere un’altra donna in orbita: Svetlana Savitskaya. Oltre ad essere la seconda donna in assoluto nello spazio (1982), sarà anche la prima a compiere “attività extraveicolari”, ovvero a passeggiare nello spazio. 

Solo nel 1983, terza donna nello spazio, sarà la volta di un’americana, Sally Ride, sullo shuttle Challenger. La Ride, però, non era solo un’astronauta, ma un’ingegnere che ha contribuito allo sviluppo del braccio robotico dello shuttle. Resta la più giovane americana (32 anni) ad aver partecipato ad una missione spaziale.

Due anni dopo il volo della Ride, lo shuttle Challenger diventa tristemente famoso per essere esploso dopo pochi minuti dal lancio. Nella tregedia persero la vita ben due altre donne astronaute: Judith Resnik e Christa McAuliffe. Quest’ultima era un’insegnante che, una volta nello spazio, avrebbe dovuto tenere una lezione agli studenti di tutto il mondo, cosa che fece invece Barbara Morgan, riserva della McAuliffe, nel 2007 dallo lo shuttle Endeavour.

Da allora numerose sono state le donne astronaute.

Tra loro ricordiamo ancora Mae Jemison, prima astronauta afroamericana, rimasta sette giorni nello spazio a bordo dell shuttle Endeavour nel 1992, e la nostra Samantha Cristoforetti. La Cristoforetti, oltre ad essere stata la prima astronauta italiana, ha anche stabilito il record di permanenza di una donna nello spazio in un’unica missione. Circa 200 ore, nel 2014, sulla Stazione Spaziale Internazionale.

Dobbiamo ricordare che i viaggi nello spazio sono stati resi possibili da chi li ha progettati, però. E tra questi matematici e ingegneri ci sono state tre donne, tutte e tre di colore, che con i loro calcoli, portarono anche gli USA nello spazio. Era la fine degli anni ’50. Era il periodo della guerra fredda. Erano gli anni in cui i sovietici stavano surclassando gli americani nella corsa al cosmo. In questo scenario Katherine Johnson, Mary Jackson e Dorothy Vaughan risollevano le storti del paese fino a portare l’America a piantare per prima (e unica finora) la sua bandiera sulla Luna. La loro storia, complessa e affascinante, è raccontata nel film di Theodore Melfi “Il diritto di contare”.

Tutte queste donne e tutte le loro colleghe che non abbiamo citato, pur essendo delle notevoli scienziate, non hanno mai rinunciato alla loro femminilità. Ricordiamo, ad esempio, che proprio la Cristoforetti è diventata mamma a meno di un anno dalla conclusione della sua missione sull’ISS.

Nulla è impossibile se lo vogliamo, nemmeno viaggiare nello spazio!