“Limportante è essere onesti con se stessi”

Il mio percorso è stato piuttosto semplice, anche se controverso: ho una laurea specialistica in economia e per due o tre anni ho effettivamente lavorato in consulenza, uno sbocco abbastanza comune rispetto alla mia carriera universitaria.

Ci sono stati alcuni motivi personali che mi hanno costretta ad affrontare il fatto che il mio lavoro non era adatto alla persona che sono, o che volevo essere, e per diverso tempo ho sofferto del fatto di non poter abbandonare quel lavoro per farne un altro. Soprattutto, non avevo idea di quale potesse essere la mia strada.

Quando piano piano ho cominciato a mettere a fuoco le cose, mi sono trovata ad affrontare il fatto che dovevo costruirmi un’altra professionalità, ma che dovevo farlo gradualmente perché naturalmente avevo bisogno di essere in ogni caso economicamente autosufficiente. In questo caso sono stata fortunata perché ho trovato un posto di lavoro attinente alle mie competenze manageriali nell’ambito che mi interessava, cioè in un’agenzia fotografica dove ho di fatto imparato il mestiere: ho rinunciato a una buona fetta dello stipendio che prendevo nel lavoro precedente per questo lavoro, ma l’ho considerato un investimento in formazione e ho risparmiato su altro.

Mentre lavoravo in agenzia ho cominciato a fare ogni sorta di lavoretto fotografico che potevo, nel tempo libero, nel week end… ho partecipato a un paio di concorsi fotografici che prevedevano premi in denaro nella speranza di finanziare l’acquisto dell’attrezzatura base di cui avevo bisogno (anche qui ho avuto fortuna). I primi tempi sono stati naturalmente pieni di lavoro e quasi completamente privi di tempo libero. Piano piano ho cominciato a lavorare sempre di più anche come fotografa, ho chiesto all’agenzia di sciogliere il contratto e di collaborare a partita iva, così da essere libera di fatturare anche i lavori fotografici.

Anche qui, sempre meno tempo libero: l’ultimo periodo lavoravo continuativamente tutta la settimana, quando non scattavo avevo la postproduzione e quando non avevo nessuna delle due… beh, ero in ufficio in agenzia o dormivo. Quando le entrate della fotografia hanno cominciato ad essere sostenibili ho lasciato l’agenzia. Contestualmente mi sono trasferita a Londra, ma non è stata una scelta collegata al mio lavoro, quanto piuttosto al mio ragazzo (ora fidanzato) che era stato trasferito in quella città… di cui mi sono immediatamente innamorata.

Sono molto felice della mia scelta, ma penso sia importante sottolineare il fatto che anche se lasciare un lavoro tradizionale per essere freelance è qualcosa che spesso viene interpretato come una scelta piuttosto “romantica”, quello di cui parliamo e sempre e comunque un lavoro che va vissuto con massima professionalità, con tutto ciò che questo comporta (scadenze, contabilità, problemi quotidiani etc…): spesso parlo con persone che guardano a questo cambiamento come ad un sogno nel cassetto, ma non credo che se lo mettessero in pratica renderebbe davvero tutti loro più felici. Alcuni forse si, ma è importantissimo essere onesti con se stessi, conoscersi bene e accettarsi per come si è: non sempre la scelta più coraggiosa è quella di mollare tutto, in un mondo in cui siamo continuamente stimolati da storie “particolari” a volte è molto più eroico accorgersi di amare una vita più regolare, grazie ad un tranquillo lavoro d’ufficio.

Insomma quello che ho imparato è: whatever works! :)”

 

foAnna Ambrosi poco da dire! 🙂 sono nata nel 1984 a Verona, mi sono trasferita a Milano per studiare economia in Bocconi e due anni fa mi sono trasferita a Londra, dove faccio la fotografa. Mi sono fidanzata qui, mi sposo l’anno prossimo (che strano essere dall’altra parte!)