Intervista Leader a Maria Latella: “Crederci sempre. Arrendersi mai”

Maria Latella, da una laurea in giurisprudenza a famosa giornalista e conduttrice, quant’è importante inseguire i propri sogni?

A 13 anni ho vinto una borsa di studio che mi ha accompagnato per tutto il liceo. L’ho vinta con un tema in cui fingevo di intervistare un giornalista. L’interlocutore immaginario esisteva davvero, era un polemista prima firma del Messaggero degli anni 70: Nino Longobardi. Sapevo, anzi ne ero certa, di voler diventare come lui, una giornalista. Al Messaggero. Poi, all’universita’, ho lasciato che il pensiero unico, quello che tende ad ammosciare i sogni, influenzasse le mie scelte. Volevo lavorare subito, volevo una professione maschile e cosi invece di iscrivermi a storia e filosofia o a lettere ho studiato giurisprudenza. Ho fatto una scelta razionale. E ho sbagliato. Anche allora, fine anni 70, i ventenni non trovavano lavoro ed io razionalmente scelsi una facolta’ che mi avrebbe teoricamente aperto molte strade. La magistratura, per esempio. Al giornalismo pensavo sempre, ma senza crederci troppo: non avevo conoscenze ne’raccomandazioni. E invece… Invece nei sogni bisogna crederci. Una mattina ero in treno (una costante della mia vita quella di vivere sempre in due o tre citta’) e stavo andando da Genova (dove studiavo) a Roma dove viveva la mia famiglia. Leggo sul Secolo XIX che la Fnsi e la Fieg, insieme, promuovono un concorso per settanta borse di studio. Settanta stage in giornali e tv. Ne parlo a mio padre che sui tecnicismi burocratici e’imbattibile. Bisognava essere gia’iscritti alle liste di disoccupazione giovanile ed io, laureanda in giurisprudenza, ero iscritta perche’, appunto, volevo lavorare subito dopo la laurea. Mio padre presenta per me la documentazione e partecipo al concorso. Una serie di circostanze fortunate: il fatto che fossi iscritta alla lista e che, leggendo il giornale (sempre letto, sin da bambina) l”occhio mi fosse caduto su quella notizia “breve” ha fatto si che il giornalismo, la mia passione, diventasse il mio lavoro. Alla Fieg, per quelle 70 borse di studio, arrivarono settantamila domande. In migliaia partecipammo al concorso, un test di scrittura e un questionario di cultura generale. Mi classificai terza e la sera in cui mi arrivo’il telegramma resta, nei miei ricordi, una delle piu’felici della mia vita.

Da direttrice del settimanale A, è stata una delle prime a parlare apertamente e coraggiosamente di leadership femminile in un magazine popolare con la rubrica A4WOMEN, cosa l’ha spinta a farlo?

Dal 1980 al 2005 ho lavorato in redazioni dove le donne erano vistosamente minoranza. Ho avuto direttori, capiredattori, editori. Tutti e sempre uomini. Scrivendo di politica, avevo fonti che, nove volte su dieci, erano uomini. Mi mancavano donne role models, anche se le poche donne che mi capitava di incontrare per lavoro, sprizzavano un’energia affascinante. Ricordo Velma Cato, caporedattore nella sede newyorkese di NBC dove nei primi anni 80 fui reclutata per uno stage. Velma era bella, forte, un’afroamericana che si era conquistata il posto a New York partendo da una stazione radio del sud degli Stati Uniti. Ricordo gli insegnamenti di Miriam Mafai, di Fernanda Contri. Esempi ce n’erano, ma era con gli uomini che dovevo vedermela, in redazione e in Transatlantico. Erano uomini quelli che intervistavo perche’ erano loro ad essere ministri, presidenti del Consiglio, politici popolari. Diventare direttore di “A” ha totalmente cambiato la mia prospettiva. Ho capito quanto fosse stupido considerare di serie B il giornalismo che parlava alle donne (e quanto io fossi stata stupida in passato nell’uniformarmi al pensiero dominante). Ho conosciuto colleghe spiritose, intelligenti, affrontato argomenti molto piu’interessanti di quelli che riguardavano (e riguardano) solo il Palazzo. E, negli ultimi anni da direttore di “A”, ho incrociato organizzazioni che hanno rafforzato il mio desiderio di rendermi utile alle altre donne. Conoscevo gia’ Fondazione Bellisario, poi, vivendo a Milano, i rapporti con Valore D e le sue presidenti, prima Alessandra Perrazzelli e poi Claudia Parzani, mi hanno fatto scoprire un network affascinante. Era indispensabile raccontarlo e cosi’ e’ nata A4women, un giornale nel giornale che dava voce a donne e temi utili per tutte le lettrici. Anche l’esperienza di In the boardroom, il corso di un anno che ho seguito con tante altre professioniste, e’stata una tappa fondamentale del percorso.

In una bellissima intervista a Panorama ha invitato tutte a smetterla “con l’arma impropria della bellezza” e di giocare alla pari con gli uomini. Maria, può spiegarlo meglio alle nostre lettrici?

Dopo tanti anni di lavoro (e di studio, continuare a studiare e’una delle cose piu’divertenti della vita) mi sono stufata di sentir parlare di merito e veder valorizzare solo i raccomandati. Con la redazione di “A”, lanciammo e portammo avanti la campagna contro i Senza Talento. In copertina non abbiamo mai messo le ragazze diventate celebri in un minuto e solo perche’avevano frequentato gli uomini giusti. La campagna contro i Senza Talento parlava allo show biz ma il messaggio era chiaro e rivolto a tutti i settori. Per anni e’stato fatto passare il messaggio opposto: vali perche’sei carina. Non perche’ sei brava, o comunque il fatto che tu sia brava e’secondario. Vorrei che le venti-trentenni si sottraessero a questo ricatto umiliante e ogni volta che mi capita, nel mio programma L’Intervista su Skytg24 o quando scrivo per il Messaggero o per il blog Tendenza Latella, quando modero dibattiti o parlo alle studentesse di licei o universita’ torno, se posso, sullo stesso concetto: essere competenti rende libere. Preoccuparsi solo di essere attraenti, invece, no.

Una paura e una speranza oggi di Maria.

Non ho paure ma, come dire?, delle strette al cuore. Mi dispiace sapere che due o tre generazioni di ragazzi italiani sono stati lasciati andare alla deriva senza che nessuno si preoccupasse di loro, Non c’e’stata una visione di come sarebbe cambiato il mondo del lavoro, di come doveva cambiare l’istruzione. Cosi’ chi ha alle spalle una famiglia che puo’mandarti a studiare all’estero, se la cava. E gli altri? La mia speranza affonda nel pragmatismo, nella competenza e nell’energia delle donne italiane. Di tutte le eta’.

Un consiglio ed un augurio a LeadingMyself

Consigli? datene voi a me. L’augurio e’ di crederci sempre e arrendersi mai.

A cura di Barbara M. @paputtina

Maria Latella è  giornalista multimediale, con un blog, Tendenza Latella, e una costante presenza su Twitter. Editorialista per “Il Messaggero” il principale quotidiano di Roma, conduce sy SkyTg24 il suo programma “L’Intervista”, votato miglior programma televisivo di attualità e politica in Italia nel 2012. 
Ha scritto diversi libri, tra cui “Tendenza Veronica”, la prima e unica biografia di Veronica Berlusconi.
In Rcs Group per ventitre’ anni, e’ stata inviata di politica per il quotidiano nazionale “Corriere della Sera” e  direttore della rivista settimanale “A”. Ha anche collaborato dall’ Italia per la NBC.
Maria Latella è sposata, ha una figlia e vive tra Parigi, Roma e Milano.