INEWYORK.IT: Un blog al femminile, che piace anche ai maschi

Sono approdata a New York un lontano sabato d’Agosto, afoso e uggioso al tempo stesso, con la mia valigia che tutto era tranne che di cartone. Non sapevo ancora che pochi giorni dopo avrei incontrato una donna che avrebbe cambiato la mia vita: una sessantenne con gli occhi vispi, due lingue, un cane e un fidanzato, che sarebbe da li a poco diventata non solo la mia tanto amata-odiata capa, ma anche la mia mentore di vita.

Dopo la laurea specialistica in lingue e comunicazione d’impresa, trasferirmi all’estero per un periodo di tempo allora ben definito dai confini poco flessibili di un visto da stage, sembrava la scelta piu’ logica. E cosi, poco piu’ di un mese dopo il conseguimento del pezzo di carta, mi ritrovavo a fare caffe’ in un’agenzia di pubbliche relazioni nel mezzo di Manhattan.

Ora. Io non sono una di quelle persone che “fare il caffe’ a Manhattan e’ meglio che fare il caffe’ in Italia.” A parte il fatto che il caffe’ in italia e’ piu’ buono e non fatto in una French Press (che, con tutto l’imbarazzo del momento, hanno pure dovuto spiegarmi come usarla,) il mio spirito ambizioso non mi dava tregua, e mi tormentava con quella fatidica domanda che, sia in inglese che in italiano, faceva un po’ paura: “cosa vuoi fare da grande?”

Ebbene, dopo I primi tre mesi in cui, oltre ad aver imparato a fare un caffe’ delizioso avevo anche imparato l’arte del trarre il meglio da ogni situazione e a non disdegnare lavori all’apparenza non dignitosi, quella che era allora la mia capa mi ha dato una possibilita’. La possibilita’ di dimostrarle quanto valessi mettendomi a coprire un ruolo a me molto superiore, su mia richiesta, e grazie al fatto che il mio diretto supervisor (maschio) aveva deciso di cambiare lavoro.

Che dire: alla fine del mio stage la decisione e’ stata presa: sarei diventata parte integrante di un team di giovani professionisti della comunicazione, sotto l’ala protettrice di una donna che mi ha insegnato forse la cosa piu’ importante che una donna avrebbe potuto insegnarmi: che aggiungere un poco di femminilita’ alla propria vita professionale non vuol dire dipingere I muri dell’ufficio di rosa. E che aggiungerla, quella femminilita’, e’ non solo un privilegio e un diritto, ma anche e soprattutto un dovere.

Si, vedo il mondo con occhi diversi da come un uomo lo vede – ma non e’ questo il bello? Non aspiriamo infatti a sentirci dire: “Chiediamo a lei che e’ una donna” senza avere una scia di stereotipi e accezioni semantiche negative che aleggiano nell’aria ma, al contrario, sentire tutta la curiosita’ e il rispetto nella domanda?

Oggi applico questo insegnamento a tutto quello che faccio.

Lavoro per uno dei food brand piu’ importanti del mondo come PR e Marketing Director, dove cerco ogni giorno di apportare il mio pensiero e le mie opinioni in primis come persona, e come persona di sesso femminile per giunta. Gestisco un blog su New York, www.inewyork.it, in cui racconto le mie impressioni (inevitabilmente femminili) sulla una delle citta’ piu’ ambite e sognate al mondo. E una grande, grandissima fetta dei miei lettori e’ di sesso maschile.

Tutto questo grazie ad una newyorkese pazza scatenata che se ne frega del giudizio degli altri, ed e’ libera di essere se stessa.

Grazie a lei sono una donna fiera di essere donna. E il cui colore preferito e’ l’azzurro.

 

photoCristina Villa

Una pazza visionaria e idealista che vive e lavora stabilmente a New York dal 2007. Oltre a gestire il blog www.inewyork.it, lavora come PR e Marketing Director di Eataly USA, e si diverte a consigliare piani di comunicazione e marketing a chiunque voglia ascoltarla. Sempre alla ricerca dell’esperienza perfetta, quando non la vedete in giro con una macchina fotografica e’ di solito in un bar italiano a strafogarsi di brioche e cappuccino, o in un ristorante giapponese ad affogare i suoi praticamente insistenti dispiaceri in una tazza di Ramen Noodles.