L’arte del rischio: le cose si possono fare!

Mi sono laureata in letteratura greca classica. Poco tempo dopo mi hanno spiegato che – in quanto donna e laureata in una materia umanistica – incarnavo sul mercato del lavoro la categoria debole per eccellenza. Come dire: nessuna chance se non quella di infilarmi nel tunnel senza fine dei concorsi pubblici per l’insegnamento. Io quello però non lo volevo fare, anche se tutti dicevano che per una donna, appunto, sarebbe stato vantaggioso. Così avrei potuto occuparmi della casa e dei figli.

Peccato che a me insegnare non interessava, e nemmeno fare ricerca all’università, altra cosa che pareva si addicesse a una laureata in lettere. In realtà quello che volevo era occuparmi di quel settore tanto affascinante quanto poco produttivo che è la cultura, che tanto mi appassionava e tanto poco sembrava poter diventare un lavoro vero.

Inizialmente la cultura era personificata dai libri, e non volendo emigrare a Milano sono riuscita a ottenere uno stage in una delle poche case editrici di Verona. Devo essere stata davvero tenace, perché alla fine mi hanno assunta, e ho cominciato proprio dalla base, nel senso che ho passato la prima settimana a riordinare il magazzino (non so se avete presente, ma gli scatoloni di libri pesano!) e la seconda a fare una full immersion per imparare in 5 giorni a impaginare un libro da zero, io che non avevo mai messo le mani su un Mac.

E insomma, tutto è cominciato così, e poi è proseguito sempre con la gioia, o forse l’incoscienza, di fare ogni scelta per passione e non per calcolo.

Nel 2000, poco prima di sposarmi, ho lasciato volontariamente il mio posto a tempo indeterminato in casa editrice per buttarmi in una nuova sfida, coordinare e far crescere due studi pubblicitari di giovani creativi (giovani nel senso che avevano poco più di vent’anni, mentre io ne avevo 30), io che di pubblicità e comunicazione non sapevo assolutamente nulla. Ho anche aperto la famigerata partita IVA, giusto per non farmi mancare nulla. Con loro sono rimasta 12 anni, ho imparato uno dei mestieri più belli del mondo e ho partecipato dall’inizio allo sviluppo del digitale in tutti i campi, arrivando infine ad avere un contratto a tempo indeterminato anche li.

Poi nel 2012 ha iniziato a farsi strada l’idea di mettere in piedi qualcosa di mio, dove portare tutto ciò che nel frattempo avevo nascosto sotto il tappeto: la passione per la musica, i libri, l’arte, l’idea che la mia formazione umanistica fosse un vantaggio, e non qualcosa da tacere nei colloqui di lavoro, e che la trasversalità degli interessi fosse un valore e non un rischio. Ho avuto la fortuna di incontrare Alessandro, una persona capace di volare alto insieme a me e di darmi sempre fiducia, e insieme nel 2013 abbiamo fondato Pensiero Visibile, un’agenzia di comunicazione di ispirazione surrealista (il nome nasce da una definizione di Magritte) che mette al centro i contenuti e le persone prima che gli strumenti. Quindi ho lasciato per la seconda volta il mio posto a tempo indeterminato, ho iniziato a studiare lo storytelling, che mi permette di dare all’umanesimo un approccio strategico, e ho rimesso “dott.ssa” davanti al mio nome nella firma della mail.

Pensiero Visibile ha compiuto da poco quattro anni, ed è un orgoglio vederla crescere, pur nella immensa fatica quotidiana di far impresa in Italia. È la dimostrazione che si possono fare le cose in un altro modo, se ci si crede a sufficienza.

Recentemente sono stata invitata a portare la testimonianza del mio percorso professionale a un gruppo di ragazzi di quinta superiore e mi ha colpito quanto siano rimasti stupiti dal fatto che nella vita io sia stata disposta a rischiare. Non potevano credere che avessi preso delle decisioni soltanto per passione, per seguire quello che mi piaceva fare, per realizzare me stessa come donna e professionista, senza nessuna particolare disponibilità economica. Alla fine in tanti sono venuti a ringraziarmi, perché avevo fatto loro vedere la possibilità di provare a realizzare il loro sogno. Prima di andarmene ho voluto dir loro nuovamente di non aver paura. Mai avere paura.

Gaia Passamonti

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Pensiero Visibile

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