Francesca e Loredana: una laurea per due

laurea

Francesca è venuta al mondo prematura, con una grave cardiopatia congenita ma soprattutto con un qualcosa in più, il suo corredo genetico presenta un cromosoma in più, il cromosoma 21. Ciò determina una condizione genetica meglio conosciuta come sindrome di Down.

Appena nata medici, terapisti, familiari, tutti intorno a noi si prodigarono per rappresentarci un futuro fatto di negazioni e di cose che non si potevano fare. Ma noi non abbiamo voluto un destino già scritto, abbiamo scelto di vivere la nostra via al 100%, conoscendo gioie e dolori e rischiando in prima persona.

Abbiamo rifiutato di vivere una vita scritta da altri.

Ogni essere umano, in qualsiasi condizione si trovi, ha diritto alla sua dignità ed autonomia, cha passano attraverso l’autodeterminazione. Tale autodeterminazione si acquisisce quando chiunque, anche in condizione di disabilità, può vivere secondo quelle che sono le proprie passioni e scoprendo quali sono le proprie inclinazioni ed attitudini. Ogni essere umano deve conoscere ed esercitare i propri diritti e doveri e ciò si può realizzare attraverso la conoscenza.

Tale diritto alla conoscenza non deve essere negato a nessuno, non deve essere reso irragiungibile, la conoscenza deve poter essere fruita e resa accessibile. Gli apprendimenti devono essere erogati diversificandone l’offerta e le procedure per consentire ad ognuno il proprio sviluppo sociale, fisico e cognitivo.

Spesso, troppo spesso i disabili sono considerati cittadini di serie B e a loro viene proposta una vita di assistenzialismo e dinieghi, una vita finta.

Noi non abbiamo voluto ciò e dei nostri possibili limiti, ne abbiamo fatto la nostra forza.

Il porre attenzione a tutte le fasi dello sviluppo, ha reso possibile il superamento di tutte le barriere, in primis il pregiudizio.

La nostra è la storia di una madre e di una figlia che attraverso un percorso di vita e di studi sono arrivate alla laurea, sovvertendo tutte le prassi e consuetudini che volevano Francesca incapace di raggiungere tale risultato. Le tesi, che hanno in comune il significativo titolo “Critica della predestinazione sociale”, analizziamo il percorso di studi di Francesca con duplice sguardo. L’esperienza viene infatti ricostruita da entrambe, nei successi e nei momenti critici, a partire dalla scelta di far frequentare la scuola secondo l’età stabilita dalla legge e di non posticiparne l’ingresso, come spesso avviene secondo una prassi che consiglia di “tardare” l’inizio per consentire una maturazione intellettiva adeguata – posto il ritardo di partenza; all’acquisto e all’uso dei libri, contro l’opinione comune secondo cui Francesca non li avrebbe mai usati, fino alla decisione di inserire il sostegno in un secondo momento, al bisogno, per consentire autonomia nel percorso di studi.

La discussione della tesi e la laurea rappresentano la realizzazione di un progetto comune a noi due, madre e figlia, una sfida a una lunga serie di pregiudizi sociali che al momento della nascita decretarono come già fissato il nostro destino comune.

Invece abbiamo saputo dimostrare come nulla sia impossibile se fatto nel modo più consono alle capacità di ciascuno, ma soprattutto con le motivazioni forti che solo una mamma e una figlia possono avere in comune.