Federica Ginesu: perché lo stupro non ha mai una giustificazione!

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Non esiste consenso quando a stento ci reggiamo in piedi.

Non esiste consenso quando non riusciamo a essere lucide e a connettere. Proprio nel momento in cui siamo così vulnerabili e avremo, invece, bisogno di aiuto. La nostra colpa? Il nostro crimine? Aver bevuto. A chi non ne è capitato almeno una volta? Ma non dobbiamo trovare una giustificazione. Perché lo stupro non ne ha mai. In nessun caso. Non siamo noi a doverci difendere. Non sono le due studentesse americane di 19 e 21 anni, una del New Jersey e l’altra del Maine a doversi scusare per quei cocktail, per una serata discoteca. Violentate a Firenze dopo la serata da due carabinieri in servizio. Uno di loro si è costituito e ha ammesso di aver avuto un rapporto sessuale con una delle due ragazze. «Era consenziente» ha detto difendendosi. Quale consenso ci può essere se una donna è ubriaca e quindi non è nel pieno delle sue facoltà o si trova in stato di incoscienza?

Come ignorare poi la gogna mediatica, quasi un processo prima del processo che si è abbattuto on line e non solo su queste due giovani donne, vittime trasformate in colpevoli. «Se la sono andata a cercare o hanno provocato» sono frasi che non vorremo più sentire, né leggere. La polizza antistupro, bufala diffusa in un batter d’occhio che secondo alcuni le due giovani vorrebbero incassare, è una delle clausole che sono previste nell’assicurazione che le studentesse straniere stipulano. Una prassi consolidata.

Ancora più grave la dichiarazione del sindaco di Firenze Dario Nardella anche lui in cerca di giustificazioni: «È importante che gli studenti americani imparino, anche con l’aiuto dell’università e delle istituzioni, che Firenze non è la città dello sballo». Doppia morale l’ha definita l’associazione Di.Re Donne in rete contro la violenza che raduna 77 centri antiviolenza e Case delle donne in Italia. La parola, il racconto di queste due ragazze è stato messo in dubbio a priori perché quella sera erano alterate da fumo e alcool.

«Se bevo cosa mi aspetto?» dice l’efficace illustrazione realizzata da Chayn Italia. «Mi aspetto un hangover, un dopo sbornia». Bere non è un crimine, lo stupro invece lo è. La cultura patriarcale di cui è imbevuta la nostra società impedisce di capire cosa sia realmente il consenso e cosa sia invece violenza. Il consenso non ammette sottintesi è un sì esplicito e incondizionato. Tutto il resto è violenza. Anche se non ci sono urla o graffi. Soprattutto se le nostre condizioni non ci permettono di intendere e volere. Il nostro ordinamento legislativo prevede in questo caso un’aggravante si chiama minorata difesa. Ed è l’abuso delle condizioni di inferiorità psichica o fisica al momento del fatto. Allora non chiamatelo consenso, no non lo è.

Poi c’è quella pistola e quella divisa d’ordinanza che i carabinieri indossavano. La violenza è arrivata proprio da chi è deputato a soccorrerci, a vigilare sulla nostra sicurezza. Tullio Del Sette Comandante generale dell’Arma è stato netto e con lui la ministra Roberta Pinotti: «Non si può consentire che chi indossa la divisa approfitti di una ragazza». Non esiste consenso in una simile situazione. Le vere imputate non sono le donne. Ma quei due uomini e il loro comportamento. Inaccettabile e ingiustificabile.

stopFederica Ginesu

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