Edwige Pezzulli: “da grande voglio essere spedita in un buco nero”

edwige pezzulli

“Da grande voglio essere spedita in un buco nero”. 

Da allora sono passati molti anni, e l’approfondimento sul tema mi ha permesso di cambiare idea riguardo a un finale così tragico, pur rimanendo estremamente affascinata da questi oggetti tanto straordinari. 
 
Recenti osservazioni hanno rivelato l’esistenza di buchi neri giganti, con una massa di miliardi di volte quella del nostro Sole, che si sono formati quando l’Universo era ancora giovanissimo. Poiché il tempo per crescere è poco, questi mostri devono aver divorato tutta la materia circostante incessantemente. 
Ma quando un buco nero si ciba, emette moltissima luce e ci si aspetta, quindi, di poter osservare tracce luminose della loro crescita. 
Tuttavia, queste non sono state fino a oggi rivelate, nonostante le assidue ricerche di molti team di astrofisici. 
Sorge spontanea la domanda: “perché non riusciamo a trovare delle loro tracce?“. I nostri modelli mostrano che il problema è il tempismo. Nella loro storia, questi buchi neri fagocitano il gas che li circonda in banchetti estremamente rapidi: in pochissimo tempo, spazzolano via tutto quello che hanno intorno. Questo rende molto improbabile coglierli… Con le mani nel sacco. 
 
Passare le giornate cercando risposte a domande così pure è un privilegio senza eguali. La ricerca del sapere è un istinto presente da secoli negli esseri umani, e nell’ipotesi in cui la conoscenza sia per sua natura infinita, bisogna accettare che ci sia sempre un “oltre” ancora da scoprire. 
Camminare nei meandri del cosmo è, quindi, un viaggio da gustare passo dopo passo, cercando di apportare il massimo contributo possibile – seppur limitato. Sono fermamente convinta che la chiave del Progresso risieda nella Diversità: è solo il contributo di occhi e cervelli differenti, capaci di guardare ed affrontare il problema secondo prospettive soggettive, che può arricchirci di spunti e di considerazioni critiche. Infatti, il Progresso del sapere è fratello stretto della sovversione dello status quo, o, quantomeno, di possibili sradicamenti di convinzioni e strutture preesistenti della conoscenza. In questo senso, il nostro gruppo, composto da sole sei ricercatrici, è da considerarsi un’ulteriore ricchezza, poichè prospettiva femminile in un settore storicamente di appannaggio maschile. Non ci siamo scelte perché donne, ma perché scienziate affini. 
E’ però importante notare come l’attenzione sia catturata da questo particolare: “Le sei ragazze italiane delle stelle”, titolava Repubblica il giorno in cui la NASA ha pubblicato un comunicato stampa sui nostril risultati scientifici. Tutto ciò dipinge un quadro chiaro sulla necessità – ancora attuale – di demolire gli stereotipi sociali, permettendo cosi a ogni donna (e ogni uomo) di non doversi liberare, ma di nascere tale. 
 
Edwige Pezzulli è una giovane dottoranda in Astrofisica dell’Università La Sapienza. Leader dello studio di cui si è appena parlato a soli 29 anni, è da sempre sensibile a tematiche gender e, più in generale, di liberazione. Nata in Polonia, si trasferisce dopo qualche mese a Roma, nel quartiere Prenestino-Labicano, dove trascorrerà gli anni della formazione scolastica. Tra le collaborazioni internazionali spiccano degli istituti di ricerca come il Center for Computational Astrophysics di New York e l’Institute d’Astrophysique di Parigi, dove ha trascorso tre mesi. Vegetariana, amante degli animali e della natura, ha una grande passione per il cinema e per la lettura. Il suo debole per la genuinità della Roma popolare in cui è cresciuta, l’ha portata a trasferirsi nella zona di Centocelle, dove abita con la sua cagnolona Moja. Se potesse riassumere il suo approccio alla vita in una frase, utilizzerebbe delle righe di R. W. Emerson: “niente di grande fu mai compiuto senza entusiasmo”.