Diva Tommei: “Volevo capire come funzionavano le cose”

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Fin da bambina ho sempre saputo che “da grande” sarei diventata una ricercatrice per poter aiutare le persone a stare meglio. Ho sempre avvertito una forte spinta verso il raggiungimento di obiettivi che sentivo più grandi di me. Alcuni giorni fa leggevo su un post di Facebook che “dietro ad ogni donna determinata c’è un padre che le ha insegnato a non essere conforme agli standard imposti dalla società”. Questo è stato sicuramente il mio caso e forse l’insegnamento più grande che mi ha lasciato mio padre. L’interesse per le materie STEM (Science, Technology, Engineering, and Mathematics) è nato presto perché la mia grande curiosità mi ha sempre portato a voler capire il modo esatto in cui funzionavano le cose e perché esistevano, ovvero per mantenere quale equilibrio.

Lo sviluppo dell’essere umano da singola cellula a individuo con trilioni di cellule differenziate che coesistono per un obiettivo comune, la vita, mi ha sempre affascinato, soprattutto da un punto di vista di codice, quello genetico. Che la complessità della vita sia codificata in un codice universale basato su quattro unità, i nucleotidi, non smetterà mai di affascinarmi. La direzione da prendere all’università è, quindi, sempre stata chiara per me ed è stato cosi che ho scelto di laurearmi in Biotecnologie alla triennale specializzandomi poi in Biotecnologie Genomiche sotto la supervisione del Prof. Giuseppe Macino, uno degli scopritori dell’RNA interference, per me tutt’ora grande mentore.

Come accennavo prima, ho avuto un padre molto presente che non ha mai smesso di stimolare la mia crescita intellettuale e proprio per questo mi ha insegnato a programmare al computer molto presto. E’ stato grazie a questo che, dopo la laurea, ho potuto passare gli esami per iniziare un dottorato in Bioinformatica all’Università di Cambridge, dove sono stata quattro anni e mezzo per analizzare il percorso verso la deriva che fanno le cellule staminali del cervello in un tumore particolarmente aggressivo chiamato glioblastoma.

Durante questo dottorato ho vissuto un’esperienza che mi ha cambiato la vita perché sono stata selezionata per andare alla Singularity University, un’università alla NASA sponsorizzata da Google dove 80 ragazzi vengono scelti per imparare a capire le tecnologie a crescita esponenziale e con queste tentare di risolvere i più grandi problemi che oggi affliggono il mondo, problemi come acqua, cibo, educazione, povertà ed energie rinnovabili. E’ stato li che ho capito di avere una vocazione diversa da quella che inizialmente immaginavo, la vocazione di diventare imprenditrice nell’ambito tech, quel tech a servizio di un mondo migliore. Questo tipo di vita permette di concentrarsi su un problema che si ritiene importante senza scendere a compromessi perché sarà la presenza o assenza di un mercato a validare la soluzione, non un comitato scrutinatore. Per me questa differenza ha dettato la mia scelta tra vita accademica e vita imprenditoriale.

Detto questo, posso dire con assoluta certezza di aver scelto la via più ardua, più in salita, con più ostacoli, ma la più ricca di esperienze e lezioni di vita. Fortunatamente sono capace di rialzarmi quando cado perché sono caduta da allora a oggi parecchie volte!

L’idea di Solenica e Lucy è nata dal tentativo di risolvere un mio problema. Ho costruito il primo prototipo, infatti, durante il mio dottorato perché trascorrevo l’intera giornata di fronte al computer in un ufficio in cui non entrava sole e potevo vedere la luce naturale solo al di là della mia finestra. Allora, ho pensato, mi servirebbe uno specchio intelligente che ridiriga un fascio di luce da fuori a dentro la mia stanza. Così è nata Lucy. Se siete curiosi potete andare a vedere il nostro sito su solenica.com. Il team è favoloso e internazionale con 11 tra romani, greci e americani che si prodigano per preparare Lucy al beta testing delle prossime settimane ed, al contempo, preparare la nostra campagna di crowd-funding che partirà questa estate su Indiegogo. 

 

Diva Tommei

 

 

 

diva tommei Diva Tommei studia Biotecnologie Genomiche all’Università di Roma “La Sapienza” e prende poi un dottorato in Bioinformatica dall’Università di Cambridge. Durante il suo dottorato viene selezionata dalla Singularity University, un programma sulle tecnologie esponenziali sponsorizzato da NASA e Google, dove 80 ragazzi vengono riuniti per risolvere le grandi sfide dell’umanità con tecnologie esponenziali. Inizia la sua carriera di imprenditrice tech co-fondando startup nell’ambito delle biotecnologie e continua la sua carriera co-fondando e diventando CEO di Solenica. Solenica è l’azienda dietro Lucy, un robot domestico con design italiano che trova la luce del sole e la utilizza per illuminare casa. Diva è membro dell’associazione delle donne nello spazio ed e stata eletta membro onorario della Cambridge University Technology and Enterprise Club. Diva è una Global Shaper, una comunità nata per iniziativa del World Economic Forum, sin dal 2014 ed e oggi Curatrice dell’Hub Romano. Diva ha aiutato il lancio e la raccolta fondi per l’ultimo progetto dell’Hub, “Oltre le Mura di Roma”, un contest fotogiornalistico aperto a tutti i  cittadini sotto la direzione di Francesco Zizola, oggi in esposizione al MACRO Testaccio fino a Marzo 2016.

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