Chiara Venditti: “non importa da dove vieni ma conta chi sei davvero”

Chiara Venditti

Quando qualcuno mi chiede come sia possibile “essere avvocato a 24 anni”, a volte aggiungendo che “i conti non tornano”, sorrido e rispondo che la mia è una storia di determinazione, perseveranza e ambizione.

Sono nata il 1 febbraio 1993 e ho avuto la fortuna di crescere ad Alghero, un piccolo paradiso sul mare, in Sardegna, dove splende sempre il sole. Figlia di due medici, primi delle rispettive famiglie d’origine a conseguire una laurea, dai miei genitori ho imparato che cosa significhi avere la forza di riuscire a realizzare i propri sogni nonostante gli ostacoli, senza paura delle sfide. Ho sempre studiato con passione, sostenuta da una buona attitudine ai libri e dal desiderio di padroneggiare le diverse discipline cui mi sia di volta in volta applicata. Amante della letteratura, della storia, della filosofia e del mondo antico, nel luglio 2011 conseguo la maturità classica con 100/100 e lode, portando con me i ricordi di piccole e grandi soddisfazioni (tra cui la partecipazione al corso di orientamento a Cortona della Normale di Pisa, il primo posto ad un certamen di latino e ad uno di greco, il titolo di finalista e il premio della critica di un importante concorso letterario per studenti consegnatomi da Umberto Eco), un’onorificenza del Presidente della Repubblica (Premio Alfieri del Lavoro, conferito ai migliori venticinque neodiplomati d’Italia) e un’ammirazione profonda per Marco Tullio Cicerone: è quest’ultima che mi indica la strada dello studio del diritto.

Tutti scommettono che, raggiunta la maggiore età, come tanti dei miei coetanei io sia pronta ad abbandonare l’Isola. Invece mi iscrivo all’Università degli Studi di Sassari, facoltà di Giurisprudenza, scegliendo di credere nella tradizione secolare dell’Ateneo e convinta che i giovani, soprattutto i più meritocratici, debbano essere i primi a mettersi in gioco per il riscatto della propria terra d’origine. Questa decisione si rivela vincente. Vivo l’Università da pendolare, spendo tanto tempo tra il treno, le lezioni, la biblioteca, i pranzi in mensa con i colleghi, il tirocinio in Tribunale. Gli anni passano e, tra codici e manuali che sembrano non avere fine, gli esami uno dopo l’altro giungono al termine. Il 27 aprile 2015 discuto una tesi in diritto privato comparato, 110/110 e lode con invito della Commissione a proseguire gli studi accademici. Tra la sorpresa generale perché ho terminato un corso di studi quinquennale in soli tre anni e mezzo e con il massimo dei voti, chiudo un altro capitolo ricevendo il premio del Rettore come migliore studente dell’Ateneo dell’anno accademico.

A questo punto, ho chiaro il mio obiettivo: con ancora la corona d’alloro sulla testa, consegno al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Sassari la mia domanda di iscrizione al registro praticanti e comincio a lavorare per uno studio legale specializzato in diritto penale. I primi mesi di pratica forense trascorrono veloci, tra aule d’udienza e fascicoli. Poi arriva una svolta: vengo assunta da un importante studio legale d’affari e mi viene offerta l’opportunità di collaborare con la sede di Londra dello stesso. Mi avvalgo, pertanto, della possibilità di proseguire – per un semestre – il tirocinio forense all’estero e, con una valigia piena di speranze, salgo su un aereo per l’Inghilterra, sola andata, guardando dal finestrino la mia terra diventare sempre più piccola e lontana. Ho salutato la mia casa con un arrivederci, sapendo che non sarei tornata presto. Il volo di ritorno, infatti, nell’aprile 2016, è in direzione Milano.

Qui concludo la pratica legale, mi iscrivo all’esame di abilitazione, a dicembre 2016 svolgo la prova scritta, a giugno ricevo l’esito positivo. Così il 12 ottobre 2017 realizzo un sogno: scendo la scalinata della Corte d’Appello di Milano stringendo tra le mani un foglio bianco, che racchiude la soddisfazione e la gioia di tanti anni di impegno e di speranza. Sopra c’è scritto che ho superato la prova orale dell’esame di abilitazione con il voto di 298/300: sono diventata un avvocato.

Ho esordito dicendo che la mia è una storia di determinazione, perseveranza e ambizione. E aggiungo che è una storia senza macchie. Sono tante le persone che, quando ne sentono un pezzetto, subito si fanno trasportare dai luoghi comuni, dalle illazioni, dai cattivi pensieri; forse è facile pensare che un successo – specialmente se guadagnato da una giovane donna – debba essere per forza il frutto del malaffare, delle “raccomandazioni”, dei compromessi. Nulla di più infondato. Il mio traguardo è la dimostrazione che non importa da dove proveniamo e di chi siamo figli, che non è vero che il Sud è destinato a correre più lentamente, che non tutti i giovani hanno smesso di lottare per le proprie aspirazioni, che non bisogna scappare da questo Paese per farcela.

Questa storia è la mia, della mia famiglia, del mio fidanzato, della mia Sardegna e sarà dei miei figli, delle persone che scommetteranno su di me, della mia nuova città d’adozione. Ma non solo. Questa è la storia di chi ha scelto di credere nell’Italia, di chi non ha paura di andare controcorrente, di chi non teme le opinioni (anche quando fanno male).

È di chi non si ferma ai primi cento metri, ma continua a correre la maratona, anche quando sembra non avere più fiato, anche quando la strada sembra ancora troppa. Questa è la storia di chi crede che tutti i più grandi successi si raggiungano virtute duce, comite fortuna.

Instagram: clairevenditti