Cetti Galante: credo nel potere del singolo e nelle potenzialità delle persone

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Maternità e carriera sono un binomio possibile. Dal suo osservatorio ha notato maggior consapevolezza in tal senso da parte delle donne? E da parte delle aziende?

Quello della maternità e carriera è un tema complesso ancora ai giorni nostri. E’ chiaro, ormai, che il binomio è possibile ma sono necessarie due condizioni che si verificano ancora con difficoltà: da un lato la donna deve aver trovato una propria centratura forte e questo è possibile grazie ad una forte consapevolezza di sé e del proprio valore, dall’altro l’azienda deve essere preparata e formulare un nuovo “patto” che trovi equilibri diversi che consentano di non sottoutilizzare la donna neo mamma. E’ noto che la maternità è ancora per le donne la prima causa di uscita dalle aziende, però come sempre il torto non sta solo da una parte. L’azienda non deve discriminare e deve creare delle condizioni di lavoro che consentano equilibrio, ma la donna deve evitare di entrare in difesa al rientro dalla maternità, autoescludersi ed autolimitarsi sul lavoro capendo che è possibile trovare un equilibrio famiglia lavoro : si può essere madre, manager, amica, figlia dandosi nuove regole e nuovi perimetri. Serve però dare alla donna gli strumenti giusti per affrontare il rientro al lavoro, perché spesso questo coincide con un momento di particolare debolezza, per la stanchezza, mancanza di supporti adeguati, senso di solitudine. Bisogna parlare subito con il proprio capo riconoscendo che ci sono limitazioni in termini di orario, spostamenti etc. senza che questo vada a detrimento della qualità del lavoro svolto. Far presente al proprio capo che fissare una riunione alle h18 rappresenta un problema va letto come un segnale di consapevolezza e maturità della donna manager. E qui introduco anche il tema del capo soprattutto maschio: bisogna lavorare in consapevolezza, strumenti di comunicazione che il capo uomo, specialmente non padre, non maneggia in modo spontaneo. Nelle aziende si fa training su qualsiasi cosa, ma raramente vedo percorsi strutturati con accompagnati da specialisti per i neo papà o per i capi che affrontano rientri dalla maternità.  

 

Le donne manager over 45 sono una popolazione in crescita, spesso incastrate in posizioni di middle management. Che cosa consiglia a queste donne per continuare a creare valore?

Il mio consiglio è di non scendere mai a compromessi con se stesse e con i propri valori. Certo, anche per me la strada è stata più difficile: mi ci sono voluti più anni per arrivare dove sono adesso di quanti ne sarebbero stati necessari se fossi stato un uomo. Ma ci sono arrivata senza scendere mai a compromessi con me stessa e questa è per me la cosa importante. Il secondo consiglio è pensare alle nostre caratteristiche femminili che non ci aiutano a fare carriera. Noi donne abbiamo un altissimo committment, lavoriamo a testa bassa per raggiungere i target assegnati ma spesso per questo ci dimentichiamo di lavorare in visibilità interna e non c’è peggior cosa in azienda della non visibilità di quello che si fa.  Non sappiamo comunicare al nostro capo ed ai nostri peers quello che stiamo facendo, i risultati ottenuti. Facciamo male personal branding e, spesso, altri si prendono i nostri meriti. Siamo delle fantastiche specialiste su cui si può sempre contare ma facciamo poco networking e pochi ci conoscono. Non chiediamo mai aumenti di stipendio o promozioni, aspettiamo che ci sia riconosciuto spontaneamente quello che facciamo….  Dobbiamo imparare a riconoscere queste nostre caratteristiche per non cadere in questa trappola. E poi le donne devono essere meno individualiste ed imparare a lavorare in squadra con le altre donne e con gli uomini. Aggiungo … andando a giocare sul terreno degli uomini se necessario: perché non dovrei interessarmi di uno sport se questo rappresenta un mezzo per entrare in dialogo con una platea tipicamente maschile? Qui ad Intoo siamo 3 donne al vertice dell’azienda e siamo la dimostrazione che lavorare in squadra tra donne non solo è possibile ma premia nei risultati.

 

Passiamo al suo mercato di riferimento, il supporto nei percorsi di carriera e nella ricollocazione professionale. Come sta cambiando alla luce della rivoluzione digitale?

Le competenze digitali oggi sono un must. Noi tutti siamo obbligati a conoscere il mondo social perché è lì che dobbiamo essere visibili e da cui passa il nostro personal branding e networking. Quindi competenze digitali non per essere dei tecnici specialisti, ma per capire come le tecnologie ci aiutano a svolgere meglio ed in modo differente il nostro lavoro. Il punto qui è la centralità del manager che è architetto della propria employability che non viene più demandata all’azienda: è responsabilità del manager tenersi costantemente aggiornato, è sua responsabilità mettersi in modalità “revisione continua“ per capire se sta diventando obsoleto e correre alle nuove velocità del mondo che cambia per rimanere in azienda: il rischio è essere espulsi dall’organismo “azienda” come un corpo estraneo perché non ci trova più utile. La tecnologia è parte del nuovo umanesimo “digitale” a servizio dell’uomo. Sta a noi tenere il passo e aggiornarci sempre e continuamente. La ricollocazione professionale oggi passa da tutto questo. Noi,dunque, dedichiamo tanto tempo nei percorsi di outplacement a questo percorso: capire i propri gap, lavorarci sopra, imparare a fare personal branding e networking nel web, avere un profilo Linkedin efficace, twittare, postare… tutte attività che in poco tempo diventano familiare anche per manager senior… garantisco che non è difficile! E’ solo questione di volontà.

 

Un augurio ed un consiglio a Cetti

A me stessa auguro di continuare a mettere a servizio degli altri quello che ho accumulato con la mia esperienza. Mi piacciono, ad esempio, i programmi di mentorship come occasione per mettersi a disposizione di altre donne ed aiutarle nel loro percorso di crescita. Credo nel potere del singolo e nelle potenzialità delle persone. A volte basta poco per innescarla.

 

Un augurio ed un consiglio al nuovo LeadingMyself

A LeadingMyself auguro di continuare su questa strada, anche il vostro è un modo di fare rete e supportare le persone. Oggi è indispensabile: nessuno può crescere in solitudine.

 

a cura di Cristina Cinalli @crcinalli e Barbara M. @paputtina

 

Cetti Galante – Amministratore Delegato INTOO

Dal 2011 Cetti Galante è alla guida di INTOO, la società di Gi Group che supporta la ricollocazione professionale di circa 3mila lavoratori ogni anno. E i risultati le danno ragione: oltre l’80% delle persone affidate a INTOO rientrano nel mercato del lavoro in circa 6 mesi. Nata a Milano nel 1963, da giugno 2011 è Amministratore Delegato di INTOO. Laureata in Giurisprudenza e specializzata con un Master in Business Administration ha alle spalle un’ampia esperienza manageriale maturata in Nielsen Company Italia, leader di mercato nel settore della business information dove ha rivestito ruoli operativi e manageriali sia a livello internazionale che locale. Fa parte del Board GI Group e del Board di Career Star Group, network globale specializzato nella ricollocazione professionale che raggruppa i leader di 74 paesi, di cui INTOO è uno dei membri fondatori. Nel 2013 è stata insignita del Premio Eccellenza 2013 da Manager Italia. Da Giugno 2014 è Presidente di AISO, Associazione Italiana Società di Outplacement.  Intoo supporta le persone nello sviluppo della loro employability, interna o esterna, attraverso la diagnosi delle competenze e il rafforzamento delle aree deboli, con programmi di check up di carriera, bilancio delle competenze, assesment, coaching, supporto alla ricollocazione professionale.